A VOLTE RIPROVANO

Altan

Dopo le pensioni e l’art. 18, fra le vittime del governo Monti non poteva mancare la sicurezza del lavoro. Senza tanto clamore, senza lanciarsi nelle improvvide dichiarazioni dei loro predecessori, ci hanno già provato due volte dall’inizio dell’anno, nascondendo la controriforma della sicurezza nei potpourri dei così detti “decreti semplificazioni” (in mezzo alle disposizioni sui giochi paraolimpici e quelle a favore del settore bieticolo).

Così, lo scorso marzo, la bozza del DL 5/2012 stava per uscire con la seguente previsione: “… soppressione o riduzione dei controlli sulle imprese in possesso della certificazione del sistema di gestione per la qualita’ (UNI EN ISO-9001), o altra appropriata certificazione emessa …. da un organismo di certificazione accreditato … “.

Per i profani c’è da dire che le norme UNI EN ISO-9000  “definiscono i requisiti per la realizzazione, in una organizzazione, di un sistema di gestione della qualità, al fine di condurre i processi aziendali. migliorare l’efficacia e l’efficienza nella realizzazione del prodotto e nell’erogazione del servizio, ottenere ed incrementare la soddisfazione del  cliente” (Fonte Wikipedia). In pratica riguardano la qualità dei prodotti, e non c’entrano una mazza con la sicurezza del lavoro. Oltretutto la certificazione ISO 9001 viene emessa da un organismo privato pagato dall’impresa stessa, senza nessuna garanzia di terzietà, seguendo un procedimento che  sostanzialmente si ferma agli aspetti burocratici. Personalmente ho conosciuto ditte che stavano per ottenere tale certificazione, ma che dal punto di vista della sicurezza facevano davvero schifo a vedersi.

Se un provvedimento del genere fosse stato avanzato dal governo precedente avremmo potuto invocare l’imbecillità e l’ignoranza come attenuante generica. Ma ora no ! I tecnici sanno bene quello che fanno, tanto è vero che una volta abortito il primo tentativo, ci hanno riprovato a distanza di pochi mesi, e rincarando la dose.

Infatti nel decreto “Semplificazioni bis”, la cui bozza cominciò a girare il 19 settembre, erano inizialmente previste le seguenti prelibatezze:

  • Riduzione (ops … volevo dire “semplificazione”) dell’informazione, formazione e sorveglianza sanitaria per i lavoratori che prestano la loro opera in azienda per meno di 51 giorni lavorativi nell’anno solare. Come se la pericolosità di un lavoro diventasse automaticamente minore per i lavoratori precari, e non fosse invece il contrario !!!  Non solo il buon senso, ma anche le statistiche (vedi qui e qui) dimostrano che i continui cambi di mestiere e luogo di lavoro non permettono mai di maturare sufficiente esperienza nella mansione, aumentando la probabilità di infortunio. Quanto alla sorveglianza sanitaria, essa andrebbe approfondita, e non “semplificata”, vista l’esposizione del lavoratore precario a rischi sanitari sempre mutevoli.
  • Abrogazione dell’art. del D.Lgs. 81/08 (che prevede la trasmissione dei dati sanitari e di rischio di ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria al Servizio Sanitario Nazionale). Si tratta di dati fondamentali la cui analisi potrebbe sviluppare enormemente l’epidemiologia occupazionale. Ma è meglio di no ! Correlare le nocività industriali alle malattie e alla morte potrebbe comportare conseguenze.
  • Possibilità  di sostituire il documento di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) negli appalti con la nomina di un preposto. E’ un modo per scaricare le responsabilità sul povero culo di un dipendente, mentre la redazione del DUVRI responsabilizza i datori di lavoro.
  • Esenzione dall’obbligo del DUVRI per gli appalti non superiori ai dieci uomini-giorno (il decreto 81/08 concede una franchigia per max due giorni), perché evidentemente i rischi iniziano dall’undicesimo.
  • Identificazione di settori di attività a basso rischio, a cui verrebbe estesa la possibilità di autocertificare la valutazione dei rischi. Estensione di tale agevolazione anche alle aziende fino a 50 dipendenti che abbiano i requisiti per la riduzione delle tariffe INAIL. Così la sicurezza si risolve nella firma di un foglietto per la maggioranza delle imprese italiane.
  • “Semplificazione” dei piani di sicurezza nei cantieri.
  • Abrogazione del comma che prevede la possibilità dell’organo di vigilanza di richiedere informazioni e prescrivere modifiche entro 30 giorni dalla notifica relativa alla costruzione e realizzazione di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali.
  • Conferma sostanziale del processo di privatizzazione delle verifiche sugli impianti.
  • Le inchieste sugli infortuni gravi o mortali non più d’ufficio, ma solo su richiesta del lavoratore infortunato, di un superstite o dell’INAIL. Cambiamento procedurale che fa partire l’iter dalla direzione territoriale del lavoro e non più dal Pretore (Semplificazioni bis -Bozza 2). Mettiamo caso che crepi uno senza parenti, o si tratti di un lavoratore immigrato con i parenti lontani. L’infortunato è morto, superstiti non ce ne sono, l’Inail se ne frega tanto non c’è più nessuno da risarcire … e si può allegramente fare a meno dell’inchiesta !

Alla fine il governo ha dovuto stralciare dal decreto semplificazioni bis la parte riguardante la sicurezza del lavoro. Se per ora l’abbiamo scampata, dobbiamo ringraziare Marco Bazzoni, il RLS che ha lanciato la campagna di protesta. Ma NON RILASSATEVI !!!  Non è finita qui.

Elsa Fornero  ha già reiterato l’oscura minaccia: “Ho assunto l’impegno entro la fine di questa legislatura di completare l’attuazione del testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”. Lo ha affermato durante la celebrazione delle vittime di incidenti sul lavoro, che è un po’ come andare a un funerale per sputare sulla tomba.

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