L’EREDITA’ DI MICHELANGIOLO

Un intervento di Michelangiolo Bolognini

Bolognini1“Ci sono uomini che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili” (B. Brecht, Vita di Galileo).  Michelangiolo Bolognini era uno di questi. Infaticabile, competente, generoso, intransigente contro l’ambientalismo di facciata: è questa l’immagine che emerge dai numerosi attestati di stima e di dolore che hanno fatto seguito alla sua morte, il 25 agosto scorso. Lo ricordano al loro fianco nelle lotte contro gli inceneritori e le discariche numerosi comitati di base, associazioni e gruppi impegnati nella difesa dell’ambiente e della salute, oltre ovviamente all’ ISDE e a Medicina Democratica, le associazioni in cui militava.

Quello che segue è il suo intervento al Convegno “Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocività  nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie”, tenutosi a Rimini il 19/10/02. Ne avevo la sbobinatura, e ci ho pensato un po’ prima di pubblicarla, visto che non mi è più possibile chiedergli il parere o le eventuali correzioni. Ma alla fine ho deciso di non tenermela per me: la sua eredità è nelle conoscenze che ha voluto trasmetterci. E’ bene raccoglierle e metterle in circolo (seguono al suo intervento alcuni  links a suoi scritti disponibili in rete).

PS  Medicina Democratica ha aperto una sottoscrizione per finanziare una borsa di studio in sua memoria,  da devolvere a uno studente che si proponga di analizzare con efficacia i modi con i quali oggi si manifesta in concreto, nell’ambito della medicina e della ricerca biomedica, la “Non Neutralità della Scienza”.

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Intervento di Michelangiolo Bolognini (ASL di Pistoia) al Convegno “Il rischio corre sul filo. Inquinamento elettromagnetico e nocività  nei luoghi di lavoro. Il caso dei lavoratori delle ferrovie”, tenutosi a Rimini il 19/10/02”

Mi presento brevemente. Sono un medico igienista, anche igienista del lavoro, ma professionalmente mi occupo di sanità pubblica più che di patologie occupazionali. Mi sono ritrovato abbastanza per caso a dare una mano ad alcune cause di lavoro per quanto riguarda il problema dei campi elettromagnetici nelle Ferrovie. Tra l’altro io sono un ex scettico sui campi elettromagnetici, vale a dire, fino a qualche anno fa’ mi sono sempre interessato soprattutto di rischio chimico e diffidavo molto dall’enfatizzazione sulla problematica dei campi elettromagnetici. Un po’ per caso l’incontro con alcuni personaggi a Firenze in un incontro pubblico mi ha un po’ aperto gli occhi.

Avevo preparato due tipi di relazione, di cui una riguardava la problematica dei ferrovieri per quanto riguarda i rischi da campi elettromagnetici, e questa relazione la lascerò agli atti.

Vorrei partire adesso riprendendo la frase di Gallori, noi qui facciamo suonare le nostre campane però bisogna essere ben consapevoli che da ben altre parti suonano delle trombe. Vi dico subito che non ci sono notizie buone su quella che è la strategia messa in atto dalla controparte. Ad esempio considero che la valutazione che lo IARC fa di 2B per i campi elettromagnetici non è una vittoria bensì una grandissima fregatura. Io non voglio essere catastrofista; che poi si possa utilizzare tutto per impostare una battaglia che possa essere anche vincente è un altro paio di maniche.

Riprendendo il discorso di quel medico che dice che tanto ci adatteremo a tutto, guardate che quell’esempio non è campato in aria: è la filosofia, è la cultura che si respira oggigiorno. Quando si parla di lotta e di ricerca contro il cancro, si sta impostando esattamente questa strategia a tutti i livelli: una strategia nata con il presidente Richard Nixon, quando nel 1971 ha impostato la famosa “guerra contro il cancro”, dicendo che se si davano soldi per la ricerca contro il cancro (soldi finalizzati a due tipologie di ricerca: sull’affinamento diagnostico e sul miglioramento dei mezzi terapeutici e non altro) si doveva arrivare alla sconfitta del cancro entro il 1990. Siamo arrivati al 2000 e questa strategia è completamente perdente, perdente dai fatti.

Ci dicono che i tumori sono in diminuzione ma non è vero. Com’è che si fa a dire che i tumori maligni sono in diminuzione nel mondo occidentale? Facendo dei confronti sulle popolazioni standard. La popolazione standard è una popolazione che non esiste, è una popolazione in cui si pesano le varie fasce d’età in un certo modo: si taglia praticamente tutto quello che c’è sopra i 65 anni e si fa alla svelta quindi a dire che i tumori sono in diminuzione. Poi esiste ovviamente un tumore che è in diminuzione, quello polmonare nei maschi, questo non perché sia migliorata la ricerca scientifica o ci siano dei mezzi diagnostici ma semplicemente perché è diminuita l’abitudine al fumo nei maschi. E’ questa la grossa innovazione tecnologica!

Quindi, ritornando al ragionamento che fa quel medico, esprime semplicemente “l’aria che si respira” di questi tempi, perché tutti i fondi raccolti vanno a finire in ricerche che hanno come filosofia quella di adattare l’uomo ad un ambiente sempre più degradato, alle brutte facendogli venire le branchie per tornare nell’acqua, sempre che l’inquinamento dell’acqua sia più accettabile di quello dell’aria. C’è poco da ridere.

Un’altra problematica venuta fuori in questa discussione è il problema dei controlli. Qui si tratta di ritardo culturale italiano veramente pazzesco. Noi abbiamo diviso nel 1993 la Sanità separando la Salute dall’Ambiente, facendo un’operazione culturale tutta in perdita, su questo bisogna essere chiari. Paradossalmente, 2 anni prima, negli Stati Uniti era stato creato l’Istituto Nazionale sulla Salute dell’Ambiente, istituzione pubblica che però non ha funzioni di controllo (essendo stati eliminati i controlli dall’amministrazione Reagan, dopo che l’amministrazione Carter li aveva potenziati, è stato eliminato anche l’Ispettorato del Lavoro Federale). Mentre gli Stati Uniti rendendosi conto del problema sanitario in campo ambientale facevano nascere le agenzie ambientali, come l’Agenzia Ambientale Federale che tra l’altro funziona relativamente bene con tutti i limiti politici che ci sono, noi in Italia invece, che avevamo una normativa anche più avanzata, quella della riforma sanitaria del 1978, facevamo passi indietro separando salute e ambiente.

Ancora sul problema dei controlli: se io chiedo alla mia Usl di dotarmi di strumentazione per la misurazione dei campi elettromagnetici, mi sento rispondere di rivolgermi all’Arpa, l’Arpa di Pistoia non la possiede, quelle di Livorno e di Firenze ce l’hanno ma con liste di attesa di due anni. Questi sono dati reali. Perché l’unica struttura pubblica dove si deve risparmiare è quella sui controlli.

Nessuno si scandalizza nel nostro paese che il diritto alla proprietà (non un diritto costituzionale, mentre quello alla salute lo è) abbia come difensore sei o sette polizie, mentre sembra normale che per tutelare l’ambiente, oltre all’Usl e all’Arpa, non ci possono essere strutture adeguatamente competenti. Non parliamo delle guardie ecologiche volontarie, che secondo me non combinano niente, perché ci vogliono professionisti per fare queste cose, e tra l’altro ci vogliono controlli incrociati. Per quanto riguarda la pubblica sicurezza non c’è mai una polizia unica, ce ne sono almeno due (in Italia la polizia e i carabinieri, in Francia la gendarmeria e la polizia), semplicemente per scongiurare il monopolio dei controlli. La stupidaggine invece che è passata nelle teste dei nostri politici ( che per altro è frutto invece di una strategia ben precisa, bisognerebbe ricostruirla ma non mi sembra oggi il caso) è quella di azzerare la possibilità di controlli incrociati.

C’è stato un caso eclatante in Toscana, invito tutti a rifletterci, è il caso dell’inquinamento del fiume Merse. Questo fiume era pulitissimo, quello del mulino bianco della pubblicità per intendersi, ed è stato inquinato da industrie del gruppo Eni. Questo inquinamento è stato tirato fuori dalla volontà personale di due o tre persone, cittadini, che hanno sbugiardato i dati falsi dell’Agenzia Regionale Toscana. C’è stata anche una querela. Quindi attenzione, sul discorso dei controlli anche qui c’è una responsabilità ben precisa, perché non ci sono solo i luoghi di lavoro ma anche i luoghi di vita, dove non vedo perché io, che ho compiti di polizia amministrativa, non debba avere un laboratorio di cui mi fido, e debba utilizzare un laboratorio invece di cui io non ho la possibilità di controllare perlomeno la filiera o l’affidabilità.

Riguardo al problema dei dati per l’indagine epidemiologica, mi sento di poter fare una proposta intermedia, quella del registro tumori su base regionale, che sarebbe un piccolo passo avanti. Il mio assessore regionale, della Toscana, mi sembra che l’abbia recepita positivamente. Sembra infatti abbastanza inconcepibile che si facciano registri tumori di province mentre bisognerebbe farli regionali, come accade tra l’altro già in Piemonte. In tal modo si migliorerebbe la qualità del dato, quando si parla di cancro, e si darebbero strumenti gestionali di governo a chi gestisce la sanità, perché si danno sicuramente dati più affidabili di quelli che sono i dati che vengono fuori dai certificati di morte.

Andando al sodo, vorrei parlare delle strategie in campo che ci sono per quanto riguarda soprattutto uno degli effetti più interessanti dei campi elettromagnetici, non dimenticando però che i campi elettromagnetici hanno anche altri effetti. quelli che hanno riferimento normativo sono gli effetti termici, vale a dire quanto soprattutto le alte frequenze possono causare prima di riscaldare un tessuto: ci sono veli cronici, cataratta, disturbo del sonno e soprattutto i rischi cancerogeni a bassa ed alta frequenza. Nella normazione di un cancerogeno fisico ci siamo comportati storicamente in modo diverso rispetto a quelle che sono le norme di un cancerogeno chimico. Vedremo le differenze.

Intanto, qual è la storia della norma sul cancerogeno fisico? In modo un po’ suggestivo l’ho definita “l’eredità avvelenata dell’energia atomica”, perché è collegata alla nascita dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che ora va molto di moda per i controlli nel Nord Corea e nell’Iraq. Questa nasce dopo l’OMS, nel 1956, ed ha come mandato quello di promuovere l’industria nucleare ai fini pacifici. C’è un contrasto l’anno dopo nel 1957 con l’OMS, e purtroppo nell’accordo che viene fatto nel 1959 l’OMS rinuncia al suo ruolo di valutazione degli effetti sulle radiazioni nucleari. Non a caso la prima valutazione che viene fatta sulle radiazioni nucleari è quella su l’uranio impoverito due anni fa. Da allora l’OMS non si è mai più occupata di radiazione nucleare. Non è ozioso fare un discorso del genere, perché quando si parla di campi elettromagnetici il modello mutuato è quello dell’energia nucleare. Si tratta in ogni caso di radiazioni, anche se molto diverse.

Vediamo quali erano i criteri di protezione sanitaria in campo di radiazioni nucleari, che sono stati fissati, vi ricordo, non da strutture sanitarie ma aziendali, si potrebbe dire brutalmente, perché l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha come finalità la promozione dell’energia nucleare. Questo cosa ci dice in pratica? Che viene permessa l’esposizione sia della popolazione che dei lavoratori ad un cancerogeno. Questo è il criterio di massima che è sempre stato sancito dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Tra l’altro si permette un’esposizione professionale che è abbastanza superiore a quella della popolazione in generale. Ci sono delle giustificazioni a questi criteri, perché si pensa che tutto sommato abbiamo uno scarso numero di esposti. Gli esposti della popolazione per quanto riguarda queste radiazioni sono coloro che abitano in prossimità delle centrali atomiche o di trattamento per quanto riguarda i combustibili. C’è poi il problema dell’esposizione di eventuali gruppi di individui particolarmente sensibili e l’eventuale esposizione combinata più fattori di rischio. Sono argomenti di cui ha già parlato Soffritti: esiste una fascia di popolazione, dal 5 al 16 %, che è estremamente sensibile ai cancerogeni perché ha meccanismi di riparazione del Dna alterati, ed è molto importante difficile dare in questi casi un qualsiasi valore limite.

I criteri per stabilire i limiti dei campi elettromagnetici sono stati ripresi dai criteri per le radiazioni nucleari, infatti anche qui per i campi elettromagnetici a bassa frequenza si considera che abbiamo ugualmente uno scarso numero di esposti tra la popolazione in generale, a parte l’esposizione professionale. E’ un argomento controverso perché ci sono tutta una serie di fonti che sono poco normate. Per i campi elettromagnetici ad alta frequenza abbiamo al contrario un alto numero di esposti per ora solo volontari, vale a dire gli utilizzatori dei cellulari, però involontari nel futuro grazie al decreto Gasparri. Sulle differenze biologiche tra reazione nucleare e campi elettromagnetici, i secondi sono probabilmente dei deboli cancerogeni perché non hanno come le radiazioni ionizzanti, ossia le radiazioni nucleari per intendersi, un danno diretto sul Dna, sul nostro codice genetico. Probabilmente il meccanismo d’azione è molto più complicato, quindi anche più difficilmente valutabile.

Ci sono alcune critiche da fare, come la mistificazione di quell’organismo pseudoindipendente, citato dal decreto Gasparri. L’Incrip, nata sul calco dello stesso organismo che c’è per le radiazioni nucleari, è un’associazione tra vari esperti, non particolarmente del campo sanitario o che si occupano di protezione, ma soprattutto fisici e ingegneri nucleari. La finalità di questo organismo non è la protezione dei lavoratori o della popolazione ma la promozione della tecnologia dei campi elettromagnetici. E’ un po’ come far fare certe valutazioni alla controparte.

Importante è poi la differenza tra possibili e probabili cancerogeni. In una pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità del 2001 Lagorio e Salvan facevano un’affermazione abbastanza ingenua se non disarmante, sostenendo che le evidenze epidemiologiche relative alla possibile associazione tra campi elettromagnetici a 50 herz ed il rischio leucemie infantili, apparse abbastanza consistenti nella seconda metà degli anni novanta, sono state indebolite dai risultati scientifici più recenti. Questa affermazione è in falsa. In effetti sono state molto demolite le affermazioni dell’evidenza scientifica sulle radiazioni non ionizzanti come cancerogeni, ma non dai risultati scientifici più recenti bensì da una campagna messa in atto in modo molto intelligente per far spostare la classificazione di questi campi elettromagnetici, che nei primi anni novanta erano stati classificati dall’Istituto Superiore di Sanità come probabili cancerogeni, a possibili cancerogeni. Non è una differenza da poco questa, perché il probabile cancerogeno, da un punto di vista anche normativo, è di fatto un cancerogeno. Il possibile cancerogeno è invece un limbo, è un’arma molto più debole rispetto al probabile cancerogeno.

A questo proposito cito un episodio interessante per vedere come anche degli studiosi seri si salvano l’anima o almeno credono di farlo. Il direttore di quell’organismo suddetto nato nel 1991 negli Stati Uniti per studiare i rapporti tra salute e ambiente in un’affermazione al Congresso degli Stati Uniti nel giugno del 1999 si esprime così: <le prove scientifiche sulla possibilità che l’esposizione a campi elettromagnetici comportino rischi per la salute è debole. L’evidenza più forte di effetti sanitari provenienti dalle associazioni osservate in popolazione umana riguardano soprattutto le leucemie infantili e la leucemia linfatica cronica negli adulti esposti per ragioni professionali. Non è stata osservata alcuna indicazione di eccessi di leucemie in animali da esperimenti. Per cui nella nostra opinione queste prove scientifiche sono insufficienti ad indurre politiche di regolamentazione aggressive>. Questa motivazione all’origine era più lunga ed io l’ho riassunta. Il senso è questo, dice chiaramente che ci sarebbero prove scientifiche per quanto riguarda le leucemie infantili e tumori professionali, però purtroppo mancano le prove sugli animali. Come se la normativa dovesse tutelare gli animali, paradossalmente.

Gli esperti, invece, del National Royal Protection Board inglese, l’ente di protezione radiologica inglese, presieduta da un illustrissimo epidemiologo, dicono: <gli esperimenti di laboratorio non hanno fornito alcuna buona dimostrazione che i campi di bassissima frequenza siano in grado di provocare tumori; gli studi epidemiologici sull’uomo suggeriscono nel complesso che essi causano il cancro, tuttavia esiste una qualche evidenza epidemiologica che l’esposizione prolungata ai livelli più elevati di campi magnetici a frequenza industriale sia associata con un piccolo rischio di leucemia nei bambini, in assenza di una chiara evidenza di effetto cancerogeno negli adulti>. Si salvano sulla “chiara evidenza” ma si entra nell’opinabile con questi termini.

Da questi precedenti scaturisce il recentissimo volume numero 80 delle monografie dello IARC, che definisce i campi magnetici a bassissima frequenza come possibili cancerogeni per l’uomo. Lo IARC è una struttura dell’OMS con sede a Lione, ed è l’agenzia internazionale più prestigiosa per quanto riguarda le classificazioni dei cancerogeni. Sintetizzando qui si classificano i cancerogeni in 4 gruppi. Per il primo gruppo si definiscono le “sostanze cancerogene; è stata stabilita una relazione causale tra l’esposizione dell’uomo ed il tumore”. Nel secondo gruppo ci sono 2 sostanze, una con probabile ed una con possibile azione cancerogena negli uomini. Il gruppo 2a definisce “sostanze a probabile azione cancerogena nell’uomo; è stata osservata un’associazione positiva tra esposizione e tumori per la quale è credibile l’associazione causale, nel contempo non possono essere esclusi con ragionevole sicurezza effetti del caso, di preselezione o altri elementi di incertezza, e a una tale situazione si associano dati sufficienti di cancerogenicità per gli animali da esperimento”. Vengono usati termini opinabili come “credibile” oppure “ragionevole sicurezza” che non hanno molto senso in termini scientifici. Invece il gruppo 2b definisce “sostanze a possibile azione cancerogena nell’uomo; esistono prove sufficienti di cancerogenicità negli animali non accompagnate da dati adeguati di induzione di tumori nell’uomo considerato esposto”. Poi ci sono il terzo gruppo, “sostanze non classificabili per la loro cancerogenicità dell’uomo” e il quarto “probabilmente non cancerogeni per l’uomo”.

Vorrei ricordare ancora due significative affermazioni fatte due anni fa, ad un convegno a Bologna sui campi elettromagnetici, da un tale dottor Repacioli, persona abbastanza importante visto che è stato nominato dall’attuale direttore generale dell’OMS come coordinatore del gruppo di lavoro sugli inquinanti ambientali. Tra l’altro ho notato anche che le sue affermazioni, riportate dagli abstract della conferenza, sono state poi abbastanza sfumate negli atti pubblicati.

Questo studioso, nell’ambito di un discorso sulla protezione del pubblico dai campi elettromagnetici, ad un certo punto dice: <introdurre fattori di sicurezza ad hoc all’interno di standard scientificamente fondati come misura precauzionale può pregiudicare ricerche di 100 milioni di dollari senza nessun apparente vantaggio per la salute>. I fattori di sicurezza si riferiscono a questa procedura: quando si ha a che fare con un probabile o possibile cancerogeno chimico, se risulta dagli studi sugli animali il valore 1 come dato di cancerogenicità, per lo meno si mette 0,01, almeno 2 fattori di grandezza in meno. Questo è il protocollo dell’Ente Protezione Ambientale degli Stati Uniti.

La seconda affermazione sconcertante, che non ha bisogno di commento, era sul discorso dei principi di precauzione, su cui lui si espresse così: <secondo linee guida della Commissione Europea i principi precauzionali non dovrebbero essere applicati>.

A questo punto vorrei concludere proprio con il principio di precauzione, citando la definizione dell’OMS: <è una politica di gestione del rischio, che viene applicata in circostanze caratterizzate da un alto grado di incertezza scientifica, e riflette la necessità di intervenire di fronte ad un rischio potenzialmente serio in attesa dei risultati della ricerca scientifica>, come a dire, astenersi prima di prendere una decisione. Ci sono le norme europee che dichiarano che <la politica della comunità, ovvero le azioni concrete in materia ambientale (ma anche sanitaria, perché è stata ampliata anche in campo sanitario), è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione in via prioritaria alla fonte dei danni causati all’ambiente e alla salute, nonché sul principio che chi inquina paga> .Vorrei esprimere quella che è la reale applicazione, purtroppo non solo italiana, di queste norme: vale a dire non si può vietare la commercializzazione di un prodotto, l’utilizzo di una tecnologia, a meno che, nonostante la disinformazione anche scientifica, non diventi palesemente insostenibile la sua assenza di nocività. Purtroppo la reale applicazione del principio di precauzione sta diventando questa. Grazie a tutti.

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Riporto qui i ricordi di Michelangiolo Bolognini da parte di chi lo ha avuto al fianco, perchè ci rendono con affetto la grandezza di questo compagno e l’ampiezza del suo impegno: Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia , Medicina Democratica, Campagna nazionale per la difesa del latte materno dalla contaminazioni ambientali, Intersindacale Medica di Pistoia, Comitato Ambiente Diecimo-Valdottavo Valdarno sostenibileComitato per la chiusura dell’Inceneritore di MontaleCoordinamento dei Movimenti per l’Amiata, Comitato alla tutela del cittadino di Serravalle Pistoiese, Associazione Valdisieve .

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Scritti e interventi

Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Massimo Gulisano, Marco Paganini, VIS di Firenze: la parola a quattro medici della Piana , in Epidemiologia & Prevenzione, anno 30 (4-5) , luglio – ottobre 2006, pp. 298/302.

F. Bartolini, M. Bolognini, E. Burgio, F. Cigala, M. Franchini, G. Filippazzo, A. Galassi, M. Generoso, V. Gennaro , P.Gentilini, F. Laghi, A. Marfella,V. Migaleddu, C. Panizza, M. G. Petronio, L. Pittini, R. Raffelli, G. Rasconi,R. Ridolfi, A. Romanini, R. Romizi, D. Rosetti, G. Timoncini, L. Tomatis, B. Tonelli, G. Vantaggi, V. Vicentini, Inceneritori, salute pubblica e interessi economici: il pensiero di un gruppo di medici,  in Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (1), gennaio – febbraio 2008, pp.8/11.

Michelangiolo Bolognini, Caso rifiuti in Campania: Camorra di stato e stato di Emergenza.

Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Valerio Gennaro, Patrizia Gentilini, Giovanni Ghirga, Manrico Guerra, Vincenzo Migaleddu, Mauro Mocci, Celestino Panizza, Critiche al seminario OMS-Europa sui rifiuti, in Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (2), marzo – aprile 2008, p.80.

Michelangiolo Bolognini, Inceneritori, propaganda e mercato assistito, 13/06/2008

Michelangiolo Bolognini, Gianluca Garetti, Valerio Gennaro, Patrizia Gentilini, Manrico Guerra, Vincenzo Migaleddu, Celestino Panizza, Giovanni Vantaggi,  Lettera aperta ai colleghi dell’AIE sul documento «Trattamento dei rifiuti e salute», in Epidemiologia & Prevenzione, anno 32 (4-5), luglio – ottobre 2008, p.188.

Michelangiolo Bolognini, Per un ambiente meno nocivo (slides), Ferrara, 25/10/2009.

Ordine dei Medici di Pistoia, Relazione sull’ambiente presentata dal Dott. Michelangiolo Bolognini alla riunione del consiglio sanitario del 13/01/10 .

Michelangiolo Bolognini, L’insostenibile scelta delle centrali a biomasse, 14/05/10.

Michelangiolo Bolognini,  Relazione sull’inceneritore di Montale, luglio 2010.

Michelangiolo Bolognini, Dalle parole ai fatti: Politici e ricerche nell’Amiata, Abbadia San Salvadore, 29 gennaio 2011.

P. Gentilini, A. Moschetti, E. Burgio, M. Bolognini, S. Raccanelli, A. Cattaneo. Latte materno, diossine e PCB, in “ Medico e Bambino”.  2011;30:510-517  (abstract).

Michelangiolo Bolognini, I cancerogeni nelle acque per uso umano , in Associazione Italiana di Oncologia Medica, Progetto Ambiente e Tumori, 2011, pp. 110/116.

Michelangiolo Bolognini, L’avvelenamento partecipato in Toscana, in “Il Ponte”, ottobre 2012.

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