LA LISTA DI GIUSEPPE

burgarella

Di lavoro si muore, di non lavoro pure.

Il tre febbraio si è ucciso a Guarrato (Trapani) Giuseppe Burgarella, 61 anni, operaio edile e sindacalista. Non era un funzionario sindacale col culo al caldo, Giuseppe, in una terra dove fare sindacato nel settore più amato dai mafiosi non ti comporta vantaggi, semmai minacce e intimidazioni. “Qui – dice il fratello – chi è di sinistra, chi fa sindacato, è segnato, non è facile che trovi lavoro chi è così schierato a difendere i diritti”. Anche per questo Giuseppe era disoccupato da anni. Aveva iniziato da ragazzino segando il marmo, dai 30 in poi sempre e solo mattoni. L’ultimo contratto è del 2000. poi la Cooperativa CELI di Santa Ninfa, nata nel ’68 “dalla volontà di riscatto per la rinascita della Valle del Belice”, lo lascia a casa (che sia stato per la “riorganizzazione interna finalizzata a rendere più competitiva la struttura aziendale”?). Dal 2010 ad oggi, Giuseppe era riuscito a lavorare solo 44 giorni. Lo aveva detto all’ultimo direttivo degli edili : “Dobbiamo suicidarci tutti per fare capire quanto grave sia la crisi che stiamo vivendo?”. E lo ha fatto, tenendo in tasca le due inutili lettere che aveva spedito alla Camusso e a Napolitano, e lasciando la rivendicazione del gesto dentro la Costituzione italiana.

In questo modo Giuseppe ha  trasformato quello che normalmente passa per un fatto privato in un atto politico. Come Angelo di Carlo, operaio disoccupato e storico militante ambientalista di Forlì, che l’11 agosto scorso si è dato fuoco davanti a Montecitorio.

Angelo di CarloErano due persone combattive, a cui non solo la mancanza di lavoro ha tolto la prospettiva del futuro, ma anche la mancanza di una forte reazione collettiva, che sapesse incanalare la rabbia verso i veri responsabili della crisi, ha lasciato la protesta individuale e autolesionista come unico modo di farsi sentire.

Giuseppe aveva infilato nella Costituzione l’elenco dei disoccupati suicidi degli ultimi due anni. Visto che non è stato pubblicato, provo a pubblicare il mio. Non è un elenco esaustivo (solo nel 2009 sono stati 357), ma è abbastanza per ragionarci sopra. Alla faccia del famoso “scontro fra generazioni”, il suicidio si presenta come intergenerazionale: va da chi si impicca a 20 anni perché non trova un primo impiego a chi si spara a 62 dopo aver passato la vita in cantiere.  Molti, in proporzione, gli edili non più giovanissimi, espulsi da un settore in coma, fuori target per età, colpiti nel fisico da anni di fatica. Con loro operai di fabbrica cassaintegrati, licenziati dei servizi, precari cognitivi. Non ho trovato donne, forse perché alla marginalità nel mercato del lavoro ci sono abituate da sempre. In realtà ci sono fra le righe della cronaca: sono quelle che restano a gestirsi il dolore, gli orfani, i debiti, lo sfratto, l’assenza.

Comunque ecco la lista (qui la rassegna stampa):

Operaio di Poggibonsi,  cassaintegrato dell’AST, 35 anni.  Si è lanciato dal terzo piano  dalla finestra di casa sua il 2 luglio 2009.

Andrea Regio, tappezziere dello stabilimento di Ginosa della Natuzzi,cassaintegrato, 36 anni. Si è gettato in mare il 2 marzo 2010.

Mario Farisano, cassaintegrato della Nuova Renopress di Budrio, 44 anni. Si è impiccato il 17 aprile 2010.

Vincenzo Di Somma di Castellammare di Stabia, licenziato da una ditta degli appalti di pulizie di Fincantieri, 32 anni. Si è impiccato il 30 settembre 2010.

Cosimo Damiano Nardelli di Ostuni, laureato precario, 38 anni. Si è lanciato da un treno in corsa il   ottobre 2010.

M.M., disoccupato di Vazzano (Vibo Valentia), 40 anni. Si è tagliato le vene con dei pezzi di vetro nel gennaio 2011.

Ingegnere cassaintegrato, 30 anni. Si è buttato sotto a un treno a Livorno il 20 aprile 2011.

Pierluigi Manfredi, disoccupato di Scorrano 34 anni. Si è impiccato nel febbraio 2012.

Alessandro F., elettricista licenziato di Sanremo, 47 anni. Si è sparato il 25 febbraio 2012.

Magazziniere del mobilificio Horm di Azzano Decimo, 46 anni. L’azienda gli aveva comunicato che il 22 aprile, data di scadenza del suo contratto, il posto di lavoro non sarebbe stato riconfermato. Si è suicidato il due marzo 2012.

Gaetano Menale, muratore torinese licenziato,  59 anni. Si è dato fuoco nel parco della Colletta  a Torino il 10 marzo 2012.

Disoccupato di Montalto Uffugo (Cosenza), 47 anni. Si è sparato un colpo di pistola mentre era a bordo della sua automobile, in una piazzola di sosta sulla statale 107 il 21 marzo 2012.

Antonio Maggio, operaio di Scorrano licenziato da una cava di pietra, 29 anni. Si è impiccato il 21 marzo 2012.

Giuseppe Pignataro, imbianchino disoccupato di Trani, 29 anni. Si è gettato dal balcone il 27 marzo 2012.

G.P., camionista disoccupato di Milano, 51 anni. Si è impiccato in cantina il 4 aprile 2012.

Operaio di Cocorezzo,  cassaintegrato della Linkra, 48 anni. Si è impiccato con la cintura dei pantaloni il 16 aprile 2012.

Portiere di condominio a Napoli, 55 anni. Si è impiccato dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento il 30 aprile 2012.

Alfonso Salzano, muratore e disoccupato, 52 anni. Si è impiccato con un cavo elettrico nella sua abitazione il 2 maggio 2012.

D.F.L. , commesso licenziato,  35 anni.  Si è gettato dal quinto piano dalla terrazza  di casa sua, a  Gravina di Catania il 2 maggio 2012.

Disoccupato di Migliarina di Carpi, 51 anni. Si è suicidato il 3 maggio 2012.

Gaetano Trovato Salinaro, disoccupato di Troina, 47 anni. Si è impiccato il 5 maggio 2012.

Disoccupato marocchino residente nel Casentino, 45 anni. Aveva lasciato la casa perché non riusciva più a pagare il mutuo. Si è buttato dalla finestra il 6 maggio 2012.

Angelo Coppola, operaio edile disoccupato, 62 anni. Si è ucciso con una fucilata al petto nella sua abitazione di San Valentino Torio (Salerno) l’8 maggio 2012.

Generoso Armenante, disoccupato di Salerno, 48 anni. Si è impiccato l’8 maggio 2012.

Siciliano disoccupato, 55 anni. Si è impiccato a Bologna al dormitorio comunale l’8 maggio 2012.

Disoccupato di Vaiano, 55 anni. Si è impiccato il 9 maggio 2012.

G.V, idraulico precario di Caltanissetta, 54 anni. Si è dato fuoco dentro la propria auto l’11 maggio 2012.

Salvatore Bua, manovale disoccupato di Catania, 53 anni. Si è impiccato il 16 maggio 2012.

Fabbro in cassa integrazione di Roma, 60 anni. Si è impiccato il 21 maggio 2012.

Pubblicitario disoccupato, 41 anni. Butta i figli dal balcone e poi li segue il 21 maggio 2012.

L.M. disoccupato di Corinaldo  (Ancona), 53 anni. Si è lanciato dalla finestra il 27 maggio 2012.

Operaio disoccupato di Terni, 44 anni. Si è impiccato il il 27 maggio 2012.

Impiegato di un’azienda ceramica di Viterbo, 46 anni. Si suicida perché teme di perdere il lavoro il 30 maggio 2012.

Disoccupato di Velletri, licenziato da un anno, 52 anni. Si è impiccato in casa il 4 giugno 2012.

Precario. ex imbianchino licenziato, 49 anni. Si è impiccato a Terricciola (PI) nel giardino pubblico dove lavorava come spazzino a progetto il 29 luglio 2012.

Paolo Vecchia , operaio metalmeccanico della ditta Brasilia di Retorbido (Pavia). Cassaintegrato, era senza stipendio da 8 mesi. Si è impiccato il 18 giugno 2012, a 31 anni.

Angelo Di Carlo, operaio  disoccupato, romano residente a Forlì, 54 anni. Si  è dato fuoco per protesta davanti a Montecitorio l’11 agosto 2012. E’ morto 8 giorni dopo.

Operaio edile disoccupato, 50 anni. Si è strangolato con una cinghia il 19 agosto 2012.

Antonio Intonaco di Ottaviano, neopadre disoccupato, 20 anni. Si è impiccato il 30 agosto 2012.

Roberto Mocci, autista disoccupato, 36 anni. Si è impiccato a Biella il 3 novembre 2012.

 

 

 

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