38 MORTI E UN PROBLEMA CHE NON ESISTE

Intervista a Riccardo Antonini, tratta dal Corriere dei Trasporti, n. 22, 3 Giugno 2013

strage-di-viareggio cisternaSIGNOR ANTONINI, LEI OLTRE CHE UN (EX) DIPENDENTE DI FERROVIE DELLO STATO È ANCHE UN VIAREGGINO. CHE RICORDO HA DI QUELLA NOTTE ?

Io sono stato un addetto alla manutenzione delle ferrovie dal marzo del 1978 fino a al 7 novembre 2011, giorno nel quale sono stato licenziato.  Quella sera ero a casa e a mezzanotte, quindi pochi minuti dopo l’’incidente, venni a sapere di quanto era avvenuto. La prima cosa che ho pensato, come dipendente delle Ferrovie, è stata di recarmi in stazione, per vedere se c’’era bisogno di qualcosa, però visto quello che stava accadendo potevo fare davvero ben poco. Stavano intervenendo i vigili del fuoco, che cercavano prima di tutto di salvare chi era rimasto intrappolato nelle proprie abitazioni. Le persone che uscivano, a parte i primi morti, erano fortemente ustionate. I pompieri tentavano di spegnere le fiamme che erano altissime, anche decine di metri.

Stetti li fino alle 2 di notte, poi il giorno dopo tornai al lavoro alle 7:30 e vidi l’’immane disastro. Mi recai fino in Via Ponchielli dove constatai uno scenario inimmaginabile.

EPPURE SONO IN TANTI A DIRE CHE QUELLA DI VIAREGGIO E’’ UNA TRAGEDIA CHE POTEVA ESSERE EVITATA.

Sono state dette molte cose su quella notte, ma il primo a definirla una “strage annunciata” fu l’’allora segretario della Cgil e oggi del PD, Guglielmo Epifani, mentre l’’allora Procuratore della Repubblica di Firenze (oggi in pensione), Beniamino Deidda, parlò di “precise responsabilità”.

Un anno dopo, nell’’aprile del 2010, anche il direttore dell’’Associazione nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf), l’ingegner Alberto Chiovelli, confermò che si trattava di una strage che poteva essere evitata.

Vagone cisterna pieno di acido fluoridrico deragliato a Vaiano il 22/06/09
Vagone cisterna pieno di acido fluoridrico deragliato a Vaiano il 22/06/09

Ma noi ferrovieri lo sapevamo già da quel triste 29 giugno. Non dimentichiamo che nelle settimane prima ci furono due incidenti analoghi con treni che trasportavano merci pericolose: uno il 6 giugno, a Pisa San Rossore, e un altro il 22 giugno a Vaiano, in provincia di Prato, che per fortuna non fecero morti. Fu come se i treni avessero un’’anima e ci stessero annunciando qualcosa di grosso in arrivo.

QUINDI COSA SI SAREBBE POTUTO FARE PER EVITARLA?

Innanzi tutto evitare di tagliare i fondi necessari a garantire la sicurezza.

Negli anni è stata attuata una politica di smantellamento, o perlomeno di forte penalizzazione, sul tema della sicurezza. Se si tagliano decine di migliaia di posti di lavoro, se si sopprimono le verifiche, i presidi e i controlli è ovvio che la sicurezza viene fortemente danneggiata, quindi possiamo dire che i processi di ristrutturazione sono i genitori di questa strage e di tantissimi altri incidenti avvenuti in Ferrovie in questi anni, come quelli relativi alle porte killer che hanno mietuto vittime anche tra i viaggiatori.

L’ingegner Moretti non fa che ripetere che il problema sicurezza nelle Ferrovie Italiane non esiste, ma i 38 morti che si contano dal 2007 ad oggi, tra ferrovieri e lavoratori delle ditte di appalto, ci dicono quanto il problema sia invece vivo.

Pochi giorni dopo la strage, insieme ai famigliari delle vittime, io e altri ferrovieri abbiamo istituito l’’Assemblea 29 giugno, il cui scopo è non far dimenticare la strage di Viareggio, ma soprattutto che ne vengano accertate le responsabilità.

Abbiamo fatto precise richieste per evitare che ciò che è accaduto si ripeta, come la riduzione della velocità dei treni che trasportano materiale pericoloso nei centri abitati e nelle stazioni e sa cosa abbiamo ottenuto? Che solo a Viareggio quei treni circolano a 50 km/h, mentre nel resto d’Italia sono liberi di correre fino a 100 km/h. E’ una cosa ridicola, alla quale non crede nessuno quando la si racconta.

Moretti, dal canto suo, continua a dire che gli “si chiedono cose che in altri Paesi non sono previste” (riferendosi anche a raccomandazioni dell’Ansf e della Commissione investigativa ferroviaria del ministero dei Trasporti, che in parte hanno ripreso anche le nostre), misure che se adottate avrebbero evitato le 33 vittime di Viareggio che, è giusto ricordarlo, non erano né viaggiatori, né lavoratori ferroviari, ma persone che stavano dormendo nei propri letti.

Il locomotore che ha preso fuoco a Signa il 27 marzo 2013
Il locomotore che ha preso fuoco a Signa il 27 marzo 2013

Il punto grave qual è? Che vengono continuamente avanzate proposte, ma poi succede come all’’inaugurazione del Frecciarossa dedicato a Mennea alla Breda di Pistoia, quando a Moretti è stata rivolta una domanda sul processo di Viareggio (il giorno prima era cominciata l’’udienza preliminare) e lui ha dichiarato che “in questo momento non esiste un problema di sicurezza”. Peccato che il giorno dopo un locomotore ha preso fuoco a Signa, in provincia di Firenze, con 450 passeggeri a bordo del treno, che per fortuna non era in galleria. A cosa si può addebitare un fatto del genere se non alla mancanza di manutenzione?

Pensi che in una delle ultime udienze, l’’avvocato dei lavoratori per la sicurezza delle ferrovie (Gabriele Dalle Luche, ndr), che si sono costituiti parte civile, ha allegato una relazione della Corte dei Conti che documenta come le risorse destinate alle tecnologie per la sicurezza da parte di RFI sono passate dagli 86 milioni del 2006 ai soli 16 milioni del 2009, anno della strage.

A PROPOSITO DEL PROCESSO: LEI COME SI E’ TROVATO A FARNE PARTE IN PRIMA PERSONA?

Ero già noto a Viareggio per alcune battaglie che, con altri colleghi, si erano portate avanti per esempio sull’’amianto o sui pesticidi erogati in ferrovia. Il 7 marzo 2011 vengo quindi indicato dall’’avvocato di un familiare che mi chiede esplicitamente se ero disposto a fare il CTP (Consulente Tecnico di Parte).

Questo non è mai andato giù a Fs che ha sempre cercato di fermare questa mia attività, pena il licenziamento che alla fine poi è arrivato. La motivazione ufficiale sarebbero la mie presunte offese al signor Moretti a Genova il 9 settembre del 2011, durante la festa del PD alla quale lui era ospite.

In realtà ci sono dei precedenti, infatti già a luglio dello stesso anno mi fu intimato dall’’azienda di cessare immediatamente la mia attività di Consulente di parte dei famigliari e nel sindacato Filt-Cgil al quale appartengo. Un’’intimidazione che non arrivò a caso viste le due aspre discussioni che ebbi con l’’avvocato di Moretti in due occasioni proprio sulle cause della strage di Viareggio.

Il primo luglio mi arrivò poi la diffida perché, dicevano, mi trovavo in conflitto d’’interessi. Pensi che il 14 settembre 2009, a due mesi e mezzo dalla strage di Viareggio, in una riunione alla Regione Toscana, in presenza dell’’allora presidente Martini e di altre autorità, Moretti dichiarò pubblicamente che prima o poi mi avrebbe licenziato e non solo me, ma anche tutti quei ferrovieri che si occupano di sicurezza in ferrovia.

C’E’ DA DIRE CHE L’’ACCUSA DI CONFLITTO D’’INTERESSI E’ QUANTOMENO PARADOSSALE DA PARTE DI CHI CHIAMA IN CAUSA, PER UNO STUDIO SULLE MOTIVAZIONI DELLA STRAGE, UNA PERSONA CHE STA SUL LIBRO PAGA DI RFI.

Antonini 1La cosa sfociò persino in una denuncia di falso da parte dei famigliari delle vittime e l’’allora Procuratore generale Deidda disse che era sconcertante che l’’ingegner Licciardello (perito del Gip che aveva attività di programma in un’’azienda di RFI prima e dopo l’’incidente probatorio, ndr) al momento della nomina, non avesse dichiarato che riceveva contributi per la sua attività lavorativa da Reti Ferroviarie Italiane, che è una delle società prima indagate e poi imputate per la strage e, tra l’’altro, direttamente interessata alla questione del picchetto.

GIA’’, VENIAMO AL DIBATTITO SULLE CAUSE DELL’INCIDENTE. PERCHÉ TANTA OSTILITÀ VERSO IL PICCHETTO?

RFI ha sempre portato avanti la tesi della piegata a zampa di lepre come dire “è una cosa insostituibile e quindi non possiamo farci niente”, il picchetto invece è un elemento sostituibile.

In altri Paesi non è più in ferro, invece in Italia su linee come la Direttissima Firenze-Roma è stato addirittura eliminato. La Procura di Lucca ha sempre sostenuto la tesi del picchetto.

Io sono un tecnico che ha lavorato per 33 anni sul binario e ho parlato con tecnici e addetti alla manutenzione molto più esperti e preparati del sottoscritto – – avevo la mia idea, ma volevo altri pareri – hanno sempre sostenuto che si possa considerare verosimile che sia stato il picchetto – o qualcos’altro visto che in quello scenario c’’era di tutto e di più – a provocare lo squarcio, mentre erano tutti sicuri al 100% che non si trattasse della piegata a zampa di lepre. E’ fantascientifico sostenere che sia stata la piegata a zampa di lepre, perché non può avere forato una cisterna in quel modo e in quelle condizioni. E’ una cosa inverosimile.

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