VELENO

VelenoCi sono cose che le statistiche non riescono a spiegare.

Le statistiche dicono che a Taranto una coppia su quattro è sterile, e il 26% delle donne va in menopausa precoce.

Le statistiche dicono che le donne di Taranto subiscono un eccesso di  morbilità per tumore al fegato, al sistema linfatico, alla mammella, al colon e allo stomaco.

Le statistiche dicono che gli uomini di Taranto subiscono un eccesso di  morbilità per tumore alla vescica, alla testa, al collo, al fegato al sistema linfatico.

Le statistiche dicono  che a Taranto i tassi di mortalità sono molto superiori alla media regionale.

Le statistiche dicono che dal 1998 al 2010 sono state denunciate 1696 malattie professionali dai lavoratori del siderurgico.

Le statistiche dicono che a Taranto  la metà dei “codici 048” (che indicano le persone in cura per malattie tumorali) vivono nei quartieri vicini al siderurgico.

Le statistiche dicono che a Taranto i ricoveri ospedalieri in età pediatrica mostrano un significativo incremento per tumori maligni, malattie e infezioni dell’apparato respiratorio.

Le statistiche separano ogni “fenomeno” dall’altro, non danno la visione di insieme di un’intera popolazione che vive al ritmo scandito dai cicli della chemio, dall’ansia per i risultati di un’analisi del sangue, dall’imprevedibilità di una crisi asmatica.

Tiroiditi autoimmuni, dermatiti, endometriosi, forme infiammatorie artritiche o vascolari, allergie di ogni tipo, sindrome MCS (sensibilità chimica multipla), disturbi bipolari, malattie neurodegenerative, SLA, patologie genetiche, malformazioni alla nascita …. le statistiche ancora non misurano l’ infinita varietà di forme che a Taranto può assumere il dolore, che segue l’infinita varietà degli inquinanti chimici prodotti da Ilva, Eni, Cementir, Arsenale militare.

Ogni rapporto umano ne è segnato. Ogni rapporto umano può essere interrotto da un momento all’altro da una corsa in ospedale. Ogni rapporto umano deve essere più intenso perché non sai fino a quanto potrà durare.

La malattia uccide ogni “normalità”, determina il vivere quotidiano ed ogni prospettiva. La malattia è la normalità.

E’ la commessa gravida di un bimbo col DNA danneggiato.

E’ Anna, casalinga, a cui all’improvviso si sono bloccati gli arti.

E’ Enzo, ex colatore Ilva, che raccoglie le poche forze lasciategli dalla mielodisplasia per riuscire a raccontare.

E’ Elisa, che a causa della MCS non metterà mai più i suoi abiti colorati, che non può più mangiare o toccare quasi niente, ed anche se ha cambiato città non esce di casa senza la maschera di protezione respiratoria.

E’ la puerpera che non allatta per paura.

E’ l’operaio che al termine del suo ciclo di chemio torna al siderurgico.

E’ una bambina col fischio nel respiro.

E’ un cane che muore sputando sangue.

E’ il gregge abbattuto.

E’ la matta col vizio delle slot, che da un giorno all’altro scompare.

Non ci sono punti fermi. Qui  più che altrove ogni vita è provvisoria. Qui più che altrove non c’è tempo da perdere. Non c’è niente da perdere. Ed  è con questa consapevolezza che la città comincia gradualmente a reagire.

Veleno è un viaggio attraverso questa città, attraverso il suo dolore e il suo risveglio.

Il libro: Cristina Zagaria, Veleno. La battaglia di una giovane donna nella città ostaggio dell’Ilva, Sperling & Kupfer, 2013, p. 334.

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