MEMORIE: LA STRAGE DEL VAJONT

Vajont fango

Personaggi e interpreti

GIUSEPPE VOLPI

Nel 1905 fonda la SADE, nel 1922 si iscrive al PNF, nel 1925 diventa governatore della Tripolitania (gli danno il titolo di “Conte di Misurata”), fra il 1925 e il ’28 è Ministro delle Finanze di Mussolini, nel 1933 il fascismo gli regala il “testo unico sulle acque e sugli impianti elettrici”, ovvero un mucchio di soldi pubblici per le sue imprese. L’ 8 settembre1943 l’ingrato scappa in Svizzera e si rifà una verginità “antifascista”. Nel frattempo a Roma i suoi scherani impongono, in un ministero dei LLPP deserto per la fuga di re e ministri, una riunione farlocca che autorizza la SADE a costruire la diga del Vajont.  Oggi il nome di Giuseppe Volpi intitola le vie in varie città italiane

LUIGI EINAUDI
Presidente della Repubblica . Nel 1948 accorda alla SADE la concessione definitiva per la costruzione della diga.

Vajont3VITTORIO CINI
Padrone ferrarese. Fervente fascista nel ventennio, una volta voltata la gabbana dopo l’8/09/43 si ritrova con Volpi in Svizzera. Dal ’57 è presidente della SADE.

CARLO SEMENZA
Direttore del Servizio Costruzioni Idrauliche della SADE e progettista della Diga. Conduce il progetto dagli esordi, incurante degli allarmi e delle relazioni tecniche preoccupanti redatte del suo stesso figlio. Sotto la sua direzione si ricordano espropri di terre e intimidazioni agli abitanti. Muore prima del disastro.

GIORGIO DAL PIAZ
Geologo e “illustre cattedratico”. Produce una perizia dove dice che tutto va bene. Dall’alto del suo prestigio si prodiga a irridere e svilire ogni prova contraria. Muore prima del disastro in seguito a un incidente stradale. Gli sono tuttora dedicati istituti scolastici e un premio della Società Geologica Italiana.

PIETRO FROSINI

Ingegnere, presidente della IV sezione del consiglio superiore Lavori pubblici, prima propone al consiglio l’approvazione del progetto Vajont e poi diviene membro della Commissione di Collaudo (in pratica, promuove un atto e poi ne diventa controllore). Con la Commissione Collaudo, nel 1959 si occupa della perizia sulla diga, ma invece di svolgerla sul monte TOC, la svolge a Cortina e Venezia fra pranzi e festini offerti dalla SADE.

Longarone3ALBERICO BIADENE

Sostituisce Carlo Semenza, deceduto nel ottobre 1961, e diviene responsabile di tutte le scelte tecniche operate nei due anni successivi, in particolare il riempimento dell’invaso della diga fino a quota 710 m. Si distinguerà per aver cancellato dai rapporti al ministero le scosse sismiche registrate dalle apparecchiature della  diga, e per aver definito «affermazioni piuttosto azzardate» gli allarmi lanciati dal sindaco di Erto pochi giorni prima del disastro.

FRANCESCO SENSIDONI

Ingegnere capo del Servizio Dighe del Ministero dei LLPP, l’organismo che periodicamente autorizza di colmare l’invaso della diga ad altezze sempre maggiori, dagli iniziali 595 m ai 715. Anche lui membro della Commissione Collaudo, si occupa con Frosini dei “collaudi” a Venezia e Cortina. La sua relazione per il ministero è redatta direttamente da  Dino Tonini, direttore dell’Ufficio studi della SADE.

VajontLUIGI GRECO

Approva il progetto della diga in qualità di Presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, poi diviene membro della Commissione di Collaudo, nonostante il palese conflitto di attribuzioni.

GIUSEPPE TOGNI

Ministro dei Lavori Pubblici (DC) nel periodo 1957/60. Si occupa di “trasferire ad altra sede” l’ingegner Desidera, titolare del Genio Civile di Belluno, che ha osato imporre alla Sade la sospensione di alcuni lavori non autorizzati. Togni riceverà in seguito altri incarichi da ministro e importanti onorificenze quali la medaglia d’oro di benemerito della Croce Rossa; la laurea honoris causa in Ingegneria (!!!) dell’Università Nazionale del Perù, la Presidenza del Comitato Organizzatore della Conferenza Eucaristica Nazionale.

ALMO VIOLIN

Subentra all’ingegner Desidera come titolare del Genio civile di Belluno. Violin sostituisce l’ingegnere preposto al ramo dighe con un geometra che dichiara di non saper niente in materia di dighe e di non aver mai visto quella del Vajont. Violin ammetterà «che non conosceva le dighe se non attraverso le reminiscenze universitarie e di aver visitato la diga una sola volta “per gusto personale”».

Vajont2BENIGNO ZACCAGNINI
Ministro dei LLPP (DC) nel 1960 . Ipse dixit: “Mi pare che quel terreno stia fermo, e possa dar luogo solo a frane superficiali di materiale di riporto”. Diventerà in seguito presidente della DC.

FRANCESCO PENTA
Componente della Commissione di Collaudo del Ministero dei LLPP. Anche dopo la grande frana del ’62, continua a ripetere che si tratta solo di 10 – 20 m di materiale franabile superficiale. Alla vigilia del disastro viene chiamato per un sopralluogo urgente. Si da malato.

AUGUSTO GHETTI
Titolare dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova. Conduce una ricerca pagata dalla SADE (una simulazione in laboratorio) , e conclude che l’invaso si può riempire “in sicurezza” fino a quota 700 m.

Longarone2La trama

9 ottobre 1963. Alle 22.39 dalle pendici del monte Toc una massa di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti precipita nel bacino artificiale. La forza d’urto della massa franata crea due ondate. La prima, a monte, spazza via le frazioni di Frassen, San Martino, Col di Spesse, Patata, Il Cristo spingendosi fino a Casso e Pineda.

La seconda ondata (50 milioni di metri cubi) scavalca la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante.
Allo sbocco della valle l’onda, alta 70 metri, cancella il paese di Longarone e i suoi abitanti.

Il bilancio

Millenovecentodiciassette morti: 1450 a Longarone, 109 a Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 persone originarie di altri comuni, di cui la maggior parte lavoratori e tecnici della diga con le rispettive famiglie. “In tutta la zona l’unica opera umana che resiste, senza danni, all’onda è la diga di Carlo Semenza sul torrente Vajont” [Paolini-Vacis 1997].

Vajont1Le “condanne”

Il  25 marzo del 1971 vengono condannati in Cassazione Alberico Biadene e Francesco Sensidoni per “inondazione aggravata dalla previsione dell’evento”, compresa la frana e gli omicidi. Biadene viene condannato a cinque anni, Sensidoni a tre e otto mesi, entrambi con tre anni di condono.

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Per approfondire:

Tina Merlin, Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, Cierre Edizioni 2001, 192 p.

Marco Paolini, Gabriele Vacis, Il racconto del Vajont. Garzanti, Milano 1997.

Lucia Vastano, Vajont, l’onda lunga. Quarantacinque anni di truffe e soprusi contro chi sopravvisse alla notte più crudele della repubblica, Edizioni Ponte delle Grazie, 2008, p. 267,

50Vajont.Una tragedia lunga 50 anni (sito redatto dalle Officine Tolau di Modena, raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti sia sul disastro che sulle speculazioni successive).

La diga del Vajont (sito del Comune di Erto)

Questo articolo è stato pubblicato anche sul Blog di Daniele Barbieri e altr*.

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Un pensiero su “MEMORIE: LA STRAGE DEL VAJONT”

  1. La vergogna di un Paese che si pensava fosse stato liberato dal fascismo e dall’oppressione e che regnasse la “democrazia”.. bah questa è l’italia

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