L’INQUINAMENTO DI ADRO

di Andrea Tornago

Lancini[Non vuole farsi mancare proprio nulla Oscar Lancini,  sindaco di Adro recentemente inquisito per aver concesso appalti senza gara agli amici suoi.  Lancini è famoso per aver tappezzato la scuola del paese con 700 simboli leghisti e per aver negato la mensa ai bambini che non potevano pagare, ma ci sono aspetti tossico nocivi del suo curriculum che non hanno avuto la stessa pubblicità. Ci rinfreschiamo la memoria con un articolo di Andrea Tornago, pubblicato da Il Manifesto del 16/01/2013].

L’INQUINAMENTO DI ADRO

Esalazioni tossiche dai capannoni dell’ex ditta del sindaco leghista Lancini. Mancano concessione edilizia e agibilità. Legambiente denuncia: «Quella fabbrica dei veleni deve chiudere». L’Arpa si allarma ma non blocca lo smaltimento.

Esalazioni nauseabonde, insopportabili, che provocano malori ai lavoratori delle ditte vicine e arrivano perfino in paese. Il fantasma dei rifiuti tossici è tornato ad agitarsi ad Adro, il paesino della Franciacorta bresciana amministrato dal leghista Oscar Lancini. Tutto è cominciato qualche mese fa, quando ha riaperto – come rivelato da un’inchiesta de il manifesto – l’impianto di trattamento di rifiuti liquidi pericolosi di proprietà del sindaco del Carroccio, ceduto nel 2009 a una misteriosa ditta il cui responsabile tecnico è il fratello, Luca Lancini: la ValleSabbiaServizi.

Esalazioni putrescenti
Le denunce dei vicini sono cominciate subito, appena avviati gli impianti di Adro della ValleSabbiaServizi nell’aprile del 2012. Miasmi e intossicazioni non solo fastidiose ma «lesive della salute», che provocano «difficoltà a respirare, bruciore agli occhi e alla gola, tosse e lacrimazione persistenti». Il sindaco di Adro, interpellato in qualità di responsabile della salute pubblica, «non risponde».
Lo scorso 19 novembre le esalazioni tossiche dovevano essere più forti del solito. Un odore insostenibile che brucia gola e polmoni, avvertito anche per la strada e negli uffici delle ditte vicine. Sul posto giungono carabinieri, vigili del fuoco, Arpa e polizia locale. Gli agenti lo sanno che quella era la ditta del sindaco Lancini, la Elg, una ditta fallita nel 2007 e uscita indenne – grazie alla prescrizione – da tre processi per inquinamento e traffico di rifiuti.
«Nella reception – scrivono i vigili – dove si sentiva un odore disgustoso e insopportabile, ci riceveva un tecnico che ci chiedeva di attendere. All’interno del capannone si percepiva un odore putrescente insopportabile e l’ambiente era invaso da odori disgustosi e nauseanti».
Per la ValleSabbiaServizi è un giorno di normale funzionamento degli impianti, ma sembra la scena di un incidente chimico: nemmeno spulciando i formulari gli investigatori sono riusciti a capire che rifiuti stessero trattando quel giorno, perché le scorie nelle vasche erano miscelate. Qualche giorno prima una dipendente della Mecc-Lan, la ditta accanto, era stata ricoverata al pronto soccorso di Chiari, colpita da un malore per gli odori «nauseanti e d’ammoniaca».
I tecnici dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, nel corso di un sopralluogo hanno trovato le finestre di areazione aperte e persino «del guano depositato nel tempo all’interno del capannone industriale, dove ormai risiedono indisturbati numerosi volatili». Com’è possibile che una ditta autorizzata nel 2012 con sei conferenze dei servizi dalla Regione Lombardia, dalla Provincia, dall’Arpa e dal Comune versi in simili condizioni?

Una ditta inagibile
Il tecnico del comune di Adro l’ha cercata a lungo e alla fine ha dovuto ammettere: «Non si trova». Si tratta della concessione edilizia n. 41/91, grazie alla quale il capannone dei Lancini ha sempre trattato rifiuti tossici, e su cui si basa anche la nuova autorizzazione della ValleSabbiaServizi. Quel documento, richiamato dall’Aia del marzo 2012, forse non è mai esistito o è decaduto da diversi anni.
Non solo, mancano anche il certificato di agibilità dei locali e di prevenzione incendi rilasciato dai Vigili del Fuoco. E non sono solo mere formalità per una ditta che smaltisce i più micidiali rifiuti liquidi e fanghi industriali.
Legambiente, che negli anni scorsi si è costituita parte civile nei processi per inquinamento contro la vecchia Elg, non ne vuole sapere dei veleni della nuova ditta: «È scandaloso – ha dichiarato il presidente del circolo Ilaria Alpi di Erbusco, Mario Corioni – da vent’anni trattano rifiuti tossici senza l’agibilità dei locali e nessuno li ha fermati». E ha subito presentato un esposto in cui si chiede «la sospensione dell’attività in via cautelare a tutela della salute pubblica» ai vigili di Adro e ai carabinieri del Noe. Ma ad oggi (la denuncia è del 10 dicembre) nessuno è intervenuto per sospendere l’attività pericolosa della ValleSabbiaServizi.
Chi ha memoria della vecchia ditta dei Lancini ricorda che anche allora tutto cominciò con gli odori. Lo testimonia una nota della Provincia di Brescia del 5 agosto 1997 sulle «esalazioni maleodoranti in atmosfera causate dalla ditta Eredi Lancini Giancarlo». Poi improvvisamente i miasmi sparirono. Perché?
La risposta potrebbe venire da un documento dei carabinieri del Noe del giugno 2005, che descrive le modalità di scarico in fognatura dei rifiuti trattati dalla ditta del sindaco Oscar Lancini. Lo scarico della Elg avveniva «nelle seguenti modalità cicliche: scarico concentrato per pochi minuti, scarico con acqua di lavaggio per 6-8 minuti, nessuno scarico per 5 minuti». I fanghi industriali, che inizialmente erano accatastati nel capannone provocando forti odori – secondo una fonte che conosceva la Elg da vicino – sparivano poi piano piano nel fiume diluiti insieme all’acqua, anche se la magistratura non è riuscita ad accertare le responsabilità dei Lancini.
La ValleSabbiaServizi di Adro è solo una filiale della ditta principale, la ValleSabbiaServizi di Agnosine, un’azienda avvolta dal mistero. Dello stabilimento principale, un capannone di enormi dimensioni ai margini di questo piccolo comune della Valle Sabbia, non sanno quasi nulla neanche in paese. L’azienda si occupa di «cernita, pretrattamento e stoccaggio provvisorio di rifiuti speciali pericolosi e tossico-nocivi» ed ora che è entrato in attività il nuovo impianto di Adro, ceduto dalla famiglia Lancini, ha anche la possibilità di smaltire i rifiuti liquidi pericolosi.

I traffici della ValleSabbiaServizi
Ai tempi della Elg la ValleSabbiaServizi girava le sue scorie liquide alla ditta di Oscar Lancini. «I rifiuti troppo pericolosi – racconta un autotrasportatore – quelli che non avrebbero accettato da nessun’altra parte, venivano portati alla Elg». Qualche anno dopo Luca Lancini, fratello del sindaco di Adro, sarebbe diventato il responsabile tecnico della ValleSabbiaServizi di Agnosine, ruolo che ricopre anche oggi.
La ValleSabbiaServizi è stata coinvolta in due rilevanti scandali ambientali: nel 2001 il suo presidente Enzo Caini è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Sassari con l’accusa di miscelazione e traffico di rifiuti pericolosi e falsificazione dei formulari di trasporto. Alcune ditte del nord, tra cui quella di Agnosine, avevano spedito in Sardegna un carico di 54 container con rifiuti speciali destinati alla discarica Siged di Scala Erre. Il carico fu sequestrato dalla polizia di Porto Torres appena sbarcato dalla motonave Robur.
Il caso più clamoroso è però quello della bonifica di Pioltello Rodano (Mi), uno dei sette siti inquinati di interesse nazionale presenti in Lombardia. Nel 2011 la Daneco Impianti del gruppo Colucci, un colosso internazionale dei rifiuti incaricato della bonifica del sito, ha inviato in questa ditta sperduta nella Valle Sabbia 2.114 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalle discariche dell’«ex Sisas» inquinate dal nerofumo al mercurio. Ma la ValleSabbiaServizi poteva occuparsi solo del pretrattamento e dello stoccaggio provvisorio non essendo autorizzata a curarne lo smaltimento definitivo. Che fine hanno fatto quindi le scorie dell’«ex Sisas» spedite nel bresciano?
Una domanda che si è posta Greenpeace nella sua denuncia alla Commissione Europea sugli aspetti irrisolti del caso «ex Sisas» e che noi abbiamo girato al dipartimento Arpa di Brescia. La risposta è che «non risultano atti acquisiti o attività ispettive disposte» dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente sulla destinazione finale dei rifiuti provenienti da Pioltello Rodano.

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