TERRA DEI FUOCHI: ECCO LA LEGGE INUTILE

di Antonio Musella da http://www.fanpage.it

Terra dei fuochiAlla fine il testo che era già stato licenziato dalla Camera non ha subito nessuna modifica al Senato. Il cosiddetto “decreto Terra dei fuochi”, fortemente voluto dal ministro dell’ambiente Andrea Orlando e sostenuto da  Forza Italia e Nuovo Centro Destra, è diventato legge.
Un provvedimento che avevamo già analizzato circa due mesi fa nel momento della sua promulgazione da parte del consiglio dei ministri. Una legge sostanzialmente inutile che non affronta alcuno dei punti nodali del dramma del biocidio in Campania: non vengono indicati tempi, modalità e fondi per le bonifiche, non si è modificata la legge 26 del 2010 che avrebbe permesso il ritiro del bando per l’inceneritore di Giugliano. I temi della salute e dell’agricoltura sono stati trattati in maniera superficiale ed ambigua, tanto da lasciare spazio a nuove e pericolose speculazioni grazie anche ad una norma sulla deroga alla normativa antimafia. Come al solito.

La deroga alle leggi antimafia. Ad accorgersene per primi erano stati gli attivisti di fiumeinpiena. La norma contenuta nella legge per l’affidamento dei subappalti e servizi va in deroga alle normative antimafia affidandosi alle linee guida del comitato di coordinamento per le grandi opere. Secondo alcune interpretazioni le linee guida per le grandi opere – il cosiddetto modello Expo – sarebbero più stringenti della tradizionale normativa antimafia. Sfugge però la necessità di una deroga. La senatrice Vilma Moronese del M5S ha sollevato il caso in Senato, ma la norma – proposta tra gli altri da Paolo Russo e Mara Carfagna – è rimasta al suo posto.
Il M5S e Sel sono le due forze parlamentari che non hanno votato la legge.

Diritto alla salute. Su questo tema la legge stanzia una cifra poco più alta di 50 milioni di euro per lo screening sanitario dei cittadini per accertarne lo stato di salute. Il professor Antonio Giordano ha calcolato che si tratta circa di 12 euro a cittadino. Una miseria. Soprattutto le strutture pubbliche non sono oggi in grado di rispondere ad una eventuale domanda dei cittadini che vorrebbero effettuare le analisi. La Regione Campania ha votato un provvedimento che prevede che lo screening previsto dalla legge nazionale verrà effettuato in esenzione ticket. Ma cosa accade se una analisi gratuita non può essere svolta dal pubblico? Si accede alle convenzioni con i privati. Pertanto i cittadini dovranno rivolgersi ai centri privati per effettuare lo screening. Nuovi soldi freschi freschi per la sanità privata con il benestare dell’assessore alla Sanità della Regione Campania, ovvero lo stesso presidente Stefano Caldoro. La legge però esclude dal perimetro geografico dove sarà possibile effettuare lo screening diversi comuni tra cui quelli di Napoli e Caserta ovvero i due territori più popolati – ed anche i più inquinati visto che la città di Napoli ospita ben 3 siti di interesse nazionale da bonificare. La Regione grida allo scandalo. Ma appare evidente che la preoccupazione dell’amministrazione Caldoro in questa fase è rivolta principalmente all’esclusione di una platea importantissima di utenti dalle visite che dovranno essere effettuate nei centri della sanità privata. Insomma nuove speculazioni e nuovi interessi.
Cosa si sarebbe dovuto fare? Un intervento di tipo strutturale: in una regione dove i cittadini muoiono di più degli altri di tumore bisogna mettere in campo un livello di contrasto alla malattia solido. Questo vuol dire potenziare i reparti di oncologia degli ospedali di tutta la Campania; stanziare fondi per la costruzione di centri specializzati per la prevenzione e la cura del cancro nell’ambito della sanità pubblica e soprattutto investire in ricerca cosa che in questo paese non si fa da anni.

Agricoltura. Niente marchio protetto, niente sostegno agli agricoltori con i terreni inquinati, nessuna indicazione precisa sulla fitodepurazione per le bonifiche e nemmeno sul no food. Nessuna misura strutturale. Niente di serio. Ma forse la sola misura di una certa utilità prevista in questo provvedimento su questo tema riguarda la mappatura dei terreni. L’istituzione della commissione interministeriale che dovrà stilare la mappa dei siti inquinati è senza dubbio un passo importante.
Il problema risiede nelle modalità con cui si stilerà la mappa. Si uniranno semplicemente i database esistenti dei vari enti? Oppure si procederà ad una mappa nuova che tenga conto anche dei sequestri di questi ultimi mesi e delle segnalazioni dei comitati? La legge non è chiara. Ci si affiderà all’interpretazione dei membri della commissione. Il rischio è quello di avere una mappa obsoleta ed incompleta che non permetta una individuazione precisa delle priorità.

Il grande assente. Nell’autunno caldo contro il biocidio la piazza aveva avanzato una richiesta chiara: i cittadini vogliono essere protagonisti del risanamento del territorio. Questo significa coinvolgimento diretto dei comitati, pratica che il governo Letta si è ben guardato dal porre in essere. Sembra davvero una presa in giro il riferimento normativo al rispetto della convenzione di Aarhus prevedendo la possibilità di convocare assemblee consultive senza potere decisionale e solo dopo aver stilato la mappa dei siti da avviare a bonifica. Il movimento chiedeva di entrare direttamente nella commissione interministeriale, così come nella commissione sanitaria per lo screening, con esperti di parte. Ma la politica delle larghe intese, quella che vede a braccetto Pd e Forza Italia, ovvero il mondo politico più socialmente delegittimato di questo paese, ha deciso per l’ennesima volta di fare da solo.

Ed ora che fare? Di certo l’ultimo mese ha visto all’interno del movimento contro il biocidio due atteggiamenti diversi e quasi opposti nei confronti dell’iter del decreto terra dei fuochi. Da un lato una componente scettica davanti alla possibilità di miglioramento del decreto e che ha insistito per ritornare a fare pressione attraverso la piazza. Dall’altro il Coordinamento Comitati Fuochi che si è seduto a tutti i tavoli che sono stati istituiti, ha presentato emendamenti ufficiali ha confidato nella via istituzionale. Oggi tutti i gruppi e le anime del movimento all’unisono bocciano il provvedimento del governo ritenendolo inconsistente ed insufficiente. Ci sarà da riflettere e non poco per tutti quelli che hanno creduto che la via esclusivamente istituzionale avrebbe portato grandi risultati. Così come generano perplessità le parole di padre Maurizio Patriciello, oggi molto contrariato rispetto al provvedimento amministrativo, ma che fino a pochi giorni fa si affidava alle mani degli amministratori fino ad arrivare agli omaggi al presidente della Repubblica.
A cosa ha portato tutto questo? Rispetto alla vertenza i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ovvero nessuno. Ciò che però preoccupa è che i due mesi di “attesa” per questo provvedimento hanno prodotto un sostanziale svuotamento delle piazze. L’impressione è che il 16 novembre e le centomila persone in piazza siano ormai un ricordo e che bisognerà ricominciare da capo.
E non si potrà che ricominciare da una necessaria unità del movimento e con il prezioso contributo di tutti a cominciare anche da quelle capacità tecniche che il Coordinamento Comitato Fuochi ha dimostrato. Ma il registro, di certo, va cambiato.
La Rete Commons, Lunedi’ 10 febbraio ha promosso un primo incontro che si terrà alle ore 16.30 presso il Municipio di Marano di Napoli, aperto al confronto con gli altri comitati e coordinamenti per affrontare insieme l’apertura di una nuova fase di mobilitazione.
Le strade bisogna percorrerle tutte per capirne la consistenza. Forse oggi si ha maggiore consapevolezza che la possibilità di avanzamento della battaglia contro il biocidio non può che passare dalle piazze.

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