IL JOBS ACT SI SVELA: SE VI AMMALATE VI LICENZIAMO

Clash City Workers (*)

piaggio_jobsactIl governo Renzi non ha ancora varato i primi decreti attuativi del Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro, che già le imprese si preparano a sfruttare i nuovi strumenti di ricatto che entreranno in vigore tra poco.

Le leggi, lo sappiamo bene, non sono il mezzo attraverso cui si instaurano i rapporti di forza, ma casomai le forme in cui questi si cristallizzano nelle democrazie. Infatti la Fiat (FCA), che certo non aveva bisogno di aspettare la riforma renziana, è uscita da Confindustria per avere mani libere e poter applicare le sue regole, le sue leggi, la sua forza: allora ecco la cassaintegrazione selettiva, senza rotazioni, per andare a colpire i lavoratori più combattivi, ecco la pretesa di non far rientrare a lavoro i 3 operai di Melfi, nonostante la sentenza in loro favore.
L’eliminazione dei lavoratori più sindacalizzati, guarda caso, è proprio uno dei principali obiettivi del Jobs Act e allora anche l’uscita di Marchionne da Confindustria può essere letta non come una rottura col fronte padronale italiano, ma come un salto in avanti della sua avanguardia, che il resto della truppa è ben felice di seguire non appena le nuove leggi ne sanciranno la possibilità. Su questa base si innesta la riforma di Renzi, il Jobs Act.

Mentre i primi decreti attuativi sono quasi pronti, le aziende cominciano a pensare a come sfruttare le nuove leggi che attaccano ancora una volta i diritti dei lavoratori. Così alla lettera di avviso mandata agli operai Sevel  (ditta fornitrice esclusiva di Fiat), segue immediatamente analoga lettera ricevuta dai lavoratori della Piaggio. Il messaggio è chiaro, diretto, inequivocabile: ora tutte le aziende possono lasciarvi a casa facilmente, basterà pagare un piccolo indennizzo, quindi anche le malattie (per quanto reali e dimostrate con tanto di certificato medico) non saranno più ammesse. La produttività, che nel nostro sistema significa sfruttare di più gli uomini, non ha morale: chi è più “malaticcio” stia a casa. Già ma qual è la soglia di assenza accettabile? Man mano l’asticella si alzerà sempre di più, perché le valutazioni sono differenziali: se uno comincerà a non stare mai a casa (anche quando è realmente ammalato), tutti dovranno uniformarsi, altrimenti diventeranno quelli poco produttivi. “Se ce la fa lui, perché non puoi riuscirci anche tu? Ok, stai male, ti credo. Ma se lui sta sempre bene, è un mio diritto scegliere lui e tagliare te. Mica posso pagare io i tuoi legittimi malanni? Anche perché la tua debolezza rallenta e danneggia pure i tuoi colleghi”, questo il messaggio, per nulla velato, con cui Fiat (Sevel) e Piaggio hanno augurato “buon anno” ai propri lavoratori.

Intanto Marchionne, ancora lui, annuncia 1000 nuove assunzioni a Melfi: in somministrazione e poi, una volta definiti i nuovi volumi produttivi, col nuovo contratto a tutele crescenti. Applausi dai ed ai sindacati concertativi, la Fim-Cisl si complimenta con Marchionne e riceve elogi per il suo “senso di responsabilità” che ha permesso a 1000 operai di tornare ad avere un lavoro: peccato che ci si dimentichi che in realtà in undici anni di Marchionne la Fiat in Italia abbia perso 21000 posti di lavoro e ne abbia ancora oltre 12000 in cassa. “Evviva”, esultano gli apologeti di Renzi, “vedete, il Jobs Act crea posti di lavoro”. Il problema però è capire che posti di lavoro saranno. Le chiamano “tutele crescenti”, ma, come suggeriva un compagno, sarebbe più onesto chiamarle “tutele zero”: cresceranno sì, del resto calare sarebbe molto difficile, ma di quanto, se già si intuisce che anche la malattia, benché provata, sia troppo? E per chi? Solo per chi riuscirà a stare “dentro” ovviamente: chi non si ammalerà troppo, chi sarà disponibile a lavorare i festivi, a fare più straordinario (senza pagarne poi i costi sulla sua salute, perché “se ti ammali sei fuori”).

Per capire cosa sia il Jobs Act basta osservare questi primi segnali che si concretizzano nelle lettere della Sevel, come della Piaggio: qua le uniche cose che crescono sono ricatto e sfruttamento! A noi organizzare la resistenza per far saltare i loro piani !

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Testo della lettera mandata agli operai Piaggio

“Caro lavoratore”,
Dalle verifiche effettuate, a fronte di un tasso di assenteismo complessivo rilevato nel sito di Pontedera significativamente più elevato rispetto a quello riscontrabile presso gli altri siti produttivi del Gruppo Piaggio in Italia e, in generale, tra le aziende del settore, e’ emersa un sua presenza al lavoro del tutto discontinua, caratterizzata da ripetute assenze di breve periodo, imputate a titoli diversi, potenzialmente tali da determinare un oggettivo impedimento alla possibilità di un utile impiego della sua prestazione lavorativa.
Più specificatamente, nel corso del periodo analizzato (dal xx/xx/xxxx al xx/xx/xxxx)
Ella e’ stata assente dal lavoro per un totale di xx giorni lavorativi, maturati in xx episodi di assenza per causali diverse, con una media dunque di x,x giorni a episodio.
Il difficile contesto economico che caratterizza i mercati in cui opera la nostra azienda impone l’adozione di adeguate misure di correzione degli abusi di istituti (di per se’ legittimi), ove si trasformino in periodi di assenza abnormi: la discontinuità della sua prestazione lavorativa, come sopra dettagliata, rappresenta un elemento di vanificazione dell’impegno posto in essere dalla collettività dei nostri dipendenti per superare le difficoltà dell’attuale momento.
Alla luce di ciò, desideriamo pertanto raccomandarle per il futuro un attivo impegno per assicurare una maggiore assiduità della prestazione lavorativa.
Le segnaliamo altresì che, laddove non constatassimo cambiamenti, fermo il diritto della nostra società di verificare l’effettiva giustificazione di ciascuna sua assenza, ci vedremo costretti a trarre tutte le conseguenze derivanti dalla mancanza di utilità e/o interesse per una prestazione caratterizzata da modalità siffatte.

Distinti saluti

Piaggio & C. s.p.a

(*) Tratto da Clash City Workers.

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