LA ‘NDRANGHETA IN EMILIA NASCE DALLO SFRUTTAMENTO

Enzo Stefanini (*)

Del Rio in processione a CutroFine anni Settanta. In cantiere lavorava gente che aveva imparato il mestiere da quelli che avevano costruito le case coloniche, i caseifici, i manufatti di bonifica, i ponti, le scuole, i sanatori, gli ospedali e via di seguito, vere e proprie opere d’arte, oppure che lo aveva imparato negli anni della ricostruzione post bellica.

Uno di loro disse che, visto come stavano andando le cose in cooperativa, tanto valeva licenziarsi e fare lavoretti al sabato e alla domenica e riposare gli altri giorni, che si guadagnava di più che a lavorare un mese in cantiere e non ci si rodeva il fegato. Il motivo del suo sbotto però non era il denaro. Disse che da suo padre aveva imparato che non si devono accettare favori dal padrone, che se no poi ti frega. Così, quando il padrone si offre di farti salire sulla canna della bicicletta gli devi rispondere che preferisci fartela a piedi, perché se no quello che ricevi poi lo devi rendere raddoppiato. Nella bella stagione si lavorava sessanta ore a settimana, cioè dieci ore al giorno più il tempo di trasporto che variava a seconda di dove si trovava il cantiere. Nelle fabbriche c’erano i tempisti che con il cronometro in mano stabilivano quale doveva essere lo standard di produzione di ogni operaio. I tempi li facevano anche in cantiere, ma era differente: “Voi lavorate per il socialismo”, dicevano i capetti dell’ufficio, senza avere mai avuto calli nelle mani. Erano i comunisti falsi.

Ad ogni modo, in cooperativa edile si stava creando sempre più una divisione tra il gruppo dirigente e le maestranze. Perché chi era al comando voleva fare entrare le cooperative all’interno del mercato capitalistico e non le pensava in alternativa ad esso e a favore dei lavoratori (probabilmente il PCI stesso spingeva in quella direzione). Hanno ingannato, mentito, mistificato e ancora lo fanno. Hanno fatto del male alle persone.

Cooperativa è la parola magica che serve a perpetuare l’inganno. Sembra il paradiso e invece sempre più spesso è l’inferno. Perché di cooperativo non c’è nulla. Poi alle riunioni i capetti hanno cominciato a usare certe parole della lingua inglese, tipo trend e budget. E quello era il segno, se mai ce ne fosse stato bisogno, che ormai era fatta. Gli ignorantoni erano diventati poliglotti.

… È il 1979 e la rossa cooperativa edile Bassa Reggiana costruisce a Rivalta 108 appartamenti divisi in due blocchi con il sistema chiamato tunnel. Si montano giornalmente i casseri di ferro a formare due pareti e un solaio, si armano e si getta il calcestruzzo. In questo modo si realizza un appartamento al giorno, almeno nella sua struttura portante. Poi si tirano su i muri divisori e si stende l’intonaco. Ed eccole arrivare le squadre artigiane da Cutro, intonacatori a scagliola. Era così che le chiamavano, ma erano lavoratori a cottimo comandati da caporali….

… Il caporale dichiarava le ore lavorate, la cooperativa lo pagava e con una parte di quei soldi lui pagava gli operai, in nero. In questo modo la cooperativa contravveniva al proprio statuto, però riduceva le spese rendendosi complice dello sfruttamento di operai non cooperatori…

… Cos’è che stava succedendo? Stava succedendo che la cooperativa voleva ridurre il numero delle maestranze e avvalersi di manodopera esterna, in modo, per esempio, di non dovere usare i soldi della cassa edile per pagare i suoi operai quando non lavoravano a causa, per esempio, delle condizioni meteorologiche avverse. D’altra parte era a quello che serviva la cassa edile, a garantire un reddito all’operaio cooperatore anche se non lavorava, e questo era proprio lo spirito della cooperazione. Così la cooperativa comincia ad avvalersi di manodopera esterna proprio per ovviare a questa funzione considerata ora anti economica. Inoltre gli operai che andavano in pensione non venivano rimpiazzati, e quelli ancora al lavoro venivano mandati in cantieri lontani in modo da indurli al licenziamento.

… Il movimento operaio è sempre stato nemico del caporalato e del cottimo, ed ecco che una cooperativa di rosso colore lo adotta. In seguito quella cooperativa si fuse con altre e divenne Orion, e poi si fuse ancora e si chiamò Coopservice. Ed è così che è iniziato il nuovo corso dell’edilizia a Reggio Emilia, con una emigrazione forzata da Cutro, con le cooperative che vincono gli appalti e le imprese cutresi (ma quante sono? “Una cazzuola un’impresa” è il motto della nuova edilizia reggiana) che eseguono i lavori…

….Per poterti muovere con agilità nel mercato, e senza perdite, non devi avere operai fissi, ma devi usare manodopera esterna che chiami al lavoro in misura della necessità lavorativa. I padroni l’hanno sempre fatto. Adesso lo fanno le cooperative, e anche meglio e con più aggressività, perché sfruttano manodopera sottopagata al guinzaglio di caporali. La disciplina non è più un problema…

Un viaggio a Comiso, in treno. Attraversando la Calabria si vedevano le donne e le ragazze raccogliere i carciofi. E c’erano i campieri, ed era da non credere, perché portavano il cinturone con la rivoltella come nel West. Era il 1983, in occasione dei fatti che riguardavano l’aeroporto Magliocco dove gli americani volevano mettere i missili armati con le atomiche. Quel Sud ora abitava a Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza.

Ad ogni modo, ritornando al discorso sulle cooperative edili, con quel modo di agire si perse l’abilità di un mestiere che poteva essere e potrebbe ancora essere occasione di reddito per i giovani reggiani. Così le imprese edili diventano cutresi. Le cooperative vincono gli appalti e le imprese cutresi eseguono i lavori.

Ora la manodopera viene dai Paesi dell’Est, dall’Egitto, dal Marocco e dalla Tunisia, ed è sottopagata, altro aspetto della questione che non viene quasi mai affrontato. Il sindacato non esiste. Se il sindacato nega questa affermazione lo può certo fare, però sapendo di mentire. La conflittualità di classe è uguale a zero, da anni e anni. Questi edili non sono più una categoria di lavoratori italiani, semmai sono una categoria sociologica. La qualità del lavoro eseguito si è abbassata, anche per l’uso di materiali certo più pratici ma di sicuro più scadenti…

…. Dragone [Antonio, capo della ‘ndrina di Cutro ucciso nel 2004 nella faida contro quelli di  Grande Aracri, ndr] è arrivato al confino a Quattro Castella di Reggio Emilia nel 1982. Allora sarà anche vero che questo personaggio ha chiamato qui i suoi sodali da Cutro, però c’erano già quelli tradotti qui dalle cooperative edili, fra l’altro tutte rosse, alla fine degli anni Settanta. Fino a qui si è parlato della Cooperativa Bassa Reggiana, con sede a Novellara, che comprendeva i comuni di Fabbrico, Campagnola e Novellara. Prima dell’arrivo di Dragone, perciò, c’era già una realtà economica cooperativa che si avvaleva  di manodopera esterna super sfruttata, non sindacalizzata, pagata a cottimo in nero che sottostava al giogo del caporalato. Di sicuro il confino ha contribuito, ma qualcuno era già arrivato confuso nel mucchio, e di mestiere faceva il caporale e di sicuro era  ‘ndranghetista.

(*) Tratto da La bottega del Barbieri.

Nella foto: Graziano Del Rio, ai tempi sindaco di Reggio Emilia, comincia la campagna elettorale per le amministrative del 2009 sfilando in processione a Cutro .

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