IN MORTE DI RENATO ALTISSIMO

altissimoIn morte di Renato Altissimo e a futura memoria, vorrei ricordare, per chi avesse dimenticato o per chi (passati tanti anni) ne fosse all’oscuro, cos’è stato il Partito Liberale Italiano. Renato Altissimo ne fu segretario dal 1986 fino al 1993, anno in cui venne incriminato per la maxi tangente Enimont (1).

Rievocherò le gesta del Partito Liberale, e delle sue responsabilità in merito all’ecocidio campano, avvalendomi di brani scelti da “Le vie infinite dei rifiuti. Il sistema campano” di Alessandro Iacuelli.

E’ una storia che parte da Pitelli, sopra La Spezia, sito di una delle più fetide discariche di rifiuti tossici del bel paese. Negli anni ’80 a gestire l’impianto è la società Contenitori Trasporti di proprietà dell’imprenditore Orazio Duvia, massone contiguo ai vertici del Partito Liberale.

A Pitelli l’intreccio con la criminalità organizzata é provato. Orazio Duvia vanta una vera e propria alleanza d’affari con Ferdinando Cannavale, piccolo imprenditore campano, legato a clan camorristici napoletani, traferitosi a La Spezia. Cannavale è titolare della Trafermar S.r.l, che si occupa di trasporto di rifiuti speciali, poi sarà arrestato dalla procura di Napoli alla fine di un’indagine sul giro di rifiuti tossici in Campania, proprio nell’inchiesta scaturita dalle dichiarazioni di Perrella. Sia Duvia sia Cannavale intrattengono rapporti con uomini successivamente arrestati per associazione camorristica. I due lavorano di concerto: Cannavale effettua il trasporto, e Duvia la sistemazione. Inoltre, sono entrambi iscritti alla loggia massonica coperta “Mozart” di Genova e, nel corso di una perquisizione a casa di Duvia, sono state trovate tracce consistenti di questa sua appartenenza, nonché di relazioni con i vertici del Partito Liberale Italiano. Nei piani dei due imprenditori c’era l’allargamento degli affari in altre regioni, ma solo in zone dove sono presenti numerose logge massoniche, tra i loro target ci sono la provincia di Massa e la Campania

Che ruolo aveva Ferdinando Cannavale nell’ambito della criminalità organizzata campana? Il titolare della Trafermar S.r.l. di La Spezia, grazie alle sue conoscenze politiche di vertice nell’ambito del Partito Liberale, era riuscito ad ottenere dall’assessore all’ecologia della provincia di Napoli, Raffaele Perrone Capano, anche lui del Partito Liberale, l’autorizzazione alla ricezione di rifiuti extraregionali, autorizzazione che, peraltro, non rientrava nella competenza di tale assessore. Quel Ferdinando Cannavale, appartenente alla loggia Mozart di Genova, apriva così la strada ai rifiuti che Duvia non poteva depositare a Pitelli? O ai rifiuti in eccesso? O ad altri rifiuti?”.

C’è bisogno di approfondire la storia della “riunione di Villaricca”, dove parteciparono politici, camorristi, massoni e imprenditori; dove fu deciso, in modo organizzato scientificamente, di destinare la Campania al deposito fuorilegge delle scorie tossiche d’Italia. L’emergenza rifiuti che oggi assedia la Campania trova qui le sue radici antiche. Nasce nel 1989 in questo piccolo comune alle porte di Napoli, nel ristorante dell’albergo “La Lanterna”…. Nasce tra gli invitati ad una cena speciale. Infatti si tratta di invitati molto speciali. Ci sono i camorristi di Pianura e dell’area flegrea, tra cui Perrella. Ci sono i casalesi. C’è Ferdinando Cannavale, nel ruolo di massone amico dei politici locali e nazionali. Ci sono i proprietari delle discariche, tra i quali quel Luca Avolio, proprietario dell’Alma di Villaricca, che sarà arrestato nel corso dell’Operazione Adelphi. C’è Gaetano Cerci, il titolare dell’azienda “Ecologia ‘89”, che trasporta e smaltisce rifiuti, ma è anche nipote di Francesco Bidognetti, braccio destro di Francesco Schiavone “Sandokan”. Cerci è inoltre il tramite tra il clan dei casalesi e Licio Gelli. …

L’accordo raggiunto tra le parti è allo stesso tempo semplice e cinico: la camorra accettava di privarsi di una parte delle tangenti che venivano pagate sui rifiuti, tale cifra veniva ceduta ai politici, in cambio delle necessarie autorizzazioni a scaricare rifiuti, anche provenienti da fuori regione, e di una messa a tacere di quasi ogni forma di controllo pubblico. Le autorizzazioni per i rifiuti portano tutte la firma di Raffaele Perrone Capano, uomo forte di De Lorenzo. Il patto fissava anche le condizioni economiche: il costo della tangente che gli imprenditori pagavano per ogni chilogrammo di rifiuto era di 25 lire31, da questa cifra venivano detratte 10 lire da versare a Perrone Capano ed al suo partito. Oltre questo, i casalesi si impegnarono anche a perpetuare l’accordo per il futuro, cioè in occasione delle elezioni si impegnavano a “portare voti” al Partito Liberale Italiano“.

Fu così che nelle elezioni politiche del 1992, a Casal Di Principe, i voti per il Partito Liberale Italiano passano dal 1 al 30%.

I casalesi avevano un contatto diretto con la politica. Anzi, per essere precisi, è vero l’inverso: era la politica ad avere un contatto diretto con i casalesi. In particolare, all’epoca era il Partito Liberale a cercare la camorra”.

Per aver devastato una delle terre più belle e fertili della penisola, per averne avvelenato i suoli e le acque, destinando alla malattia e alla morte le generazioni presenti e future, Raffaele Perrone Capano fu incriminato nel ’93 nell’ambito dell’inchiesta Adelphi. Se la cantò subito: “Ho preso soldi in cambio delle concessioni per le discariche – disse – Prendevo 10 milioni al mese da Cannavale che mi risulta girasse ad Altissimo parte di quei 100 milioni al mese che incassava dai proprietari delle discariche. Come finanziamento al Pli“.

L’ex assessore si fece, in pratica, qualche giorno ai domiciliari. Venne condannato in primo grado e poi assolto in appello per falso, mentre le accuse per corruzione e abuso d’ufficio caddero in prescrizione nel 1999. Al termine della carriera politica tornò tranquillamente alla sua cattedra di Diritto Finanziario presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli, dove tuttora insegna.  Per i fatti in oggetto, il segretario del PLI Renato Altissimo fu appena infastidito da un avviso di garanzia, Francesco De Lorenzo neanche da quello.

(1) Nell’ambito del processo Enimont, Altissimo ammetterà di aver ricevuto in maniera illecita 200 milioni di lire in contanti. Verrà condannato per finanziamento illecito ad 8 mesi nel giugno 1998.

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