GUERRA AGLI ULIVI/4

I governi passano ma il decreto Martina (almeno per ora) resta, con il suo carico di veleni con cui irrorare il Salento intero.
Non si tratta in realtà di una misura inedita: già nel 2014, con un altro decreto a firma dello stesso identico ministro, si imponevano “trattamenti insetticidi per il controllo delle popolazioni di insetti vettori“, portatori potenziali del  batterio Xylella Fastidiosa.
Anche allora l’obiettivo dello sterminio era il Philaenus spumarius, o ‘Sputacchina’, una minuscola cicala ritenuta responsabile del contagio degli ulivi.
Ma nelle sue articolazioni pratiche, l’attuazione del decreto del 2014 incontrava almeno alcuni limiti: i trattamenti non si potevano utilizzare all’interno di riserve naturali, macchieti, garighe, prati permanenti, seminativi, vigneti, agrumeti, ecc.
Il loro uso era riservato agli uliveti e frutteti del genere Prunus, con l’esclusione del periodo di fioritura delle piante entomogame1 per contenere il danno sugli insetti impollinatori.2

Si trattava di ‘limiti’ per modo di dire, visto che tutto il Salento è un uliveto, ma comunque ora, col nuovo decreto emanato da Maurizio Martina il 13 febbraio 2018, di limiti non ce ne è più neanche l’ombra.
Stando alla lettera del dispositivo, non si prevede alcuna esclusione dai trattamenti chimici per i parchi pubblici, i cortili delle scuole o i giardini delle case dove sia stata messa a dimora qualcuna delle numerose piante potenzialmente ospiti del batterio Xylella.
Non solo non c’è più nessun freno per l’utilizzo sulle fioriture, ma le irrorazioni di insetticidi sono state previste a partire proprio da maggio, che è esattamente il mese di fioritura degli ulivi (fioritura che attira le api, nonostante l’impollinazione di queste piante sia anemofila).
Il che denota o l’infinita idiozia degli estensori del provvedimento o, in alternativa, la lucida volontà di uccidere gli impollinatori.

Bari 25 maggio 2018. Manifestazione contro gli espianti e contro i pesticidi.

Cambia inoltre anche l’aspetto sanzionatorio per chi si rifiuta di usare i pesticidi o di ubbidire all’ordine di eradicazione dei propri ulivi.
Infatti il combinato disposto fra il decreto Martina e una legge regionale dell’era Emiliano prevede in aggiunta alle già pesanti sanzioni amministrative “l’esclusione dalle gare d’appalto e dai bandi per l’erogazione di fondi comunitari, nazionali e regionali promossi da parte della Regione Puglia“.
Un ricatto ignobile, visto che sono proprio i contributi UE a tenere in piedi l’agricoltura pugliese (e italiana in generale).
In pratica, il monito rivolto da Stato e Regione ad aziende, cooperative agricole e coltivatori diretti è il seguente: “distruggi ed inquina il tuo territorio se vuoi continuare ad operare, altrimenti ti mettiamo nelle condizioni di chiudere la baracca“.

Ma sarebbe ingeneroso sostenere che il decreto Martina non lasci proprio nessuna possibilità di scelta.
Trattandosi di un provvedimento ‘democratico’, come il partito che lo ha concepito, obbliga i contadini del Salento ad avvelenare i propri campi, ma ne rispetta il libero arbitrio nella scelta del veleno.
In alternativa all’Imidacloprid, su cui ci siamo concentrati nel corso della puntata precedente, il decreto offre infatti un ricco carnet di pesticidi: Acetamiprid (un altro neonicotinoide), DeltametrinaDimetoato, Etofenprox, Lambda Cialotrina, Piretrine naturali.
Tranne le piretrine, tutti i prodotti citati, se utilizzati da aziende bio, provocherebbero la perdita della certificazione biologica.
L’unico prodotto a bassa nocività per il bio, l’olio essenziale di arancio dolce, è in attesa di essere sdoganato dal Ministero, e comunque difficilmente potrebbe avere una diffusione di massa, visto che una tanica di prodotto da 5 l. costa 144 euro, contro i 20 del Dimetoato.
Quanto alle nocività degli insetticidi menzionati, l’assessore all’agricoltura della regione Puglia, Leonardo Di Gioia – ex revisore contabile con un passato in AN e PdL- sostiene che “I trattamenti previsti per contrastare la Xylella sono sicuri per l’ambiente e per il bio” .
Vediamo cosa ne pensano i ricercatori di tutto il mondo.

Una panoramica sulle nocività

Bari 25 maggio 2018. Manifestazione contro gli espianti e contro i pesticidi.

Tutti i principi attivi elencati, tranne l’Olio essenziale di arancio dolce, presentano una tossicità media o alta per le api3, ma non sono soltanto gli impollinatori a cadere vittime degli ‘effetti collaterali’.
Consideriamo per esempio le conseguenze sul Trichogramma, una vespetta innocua per l’uomo che si nutre di uova di lepidotteri parassiti, tipo le Piralidi del mais.
Il Trichogramma è l’insetto più utilizzato per la lotta biologica nel mondo intero e, a detta di ricercatori pakistani, indiani e statunitensi, muore se esposto all’Acetamiprid o alla Deltametrina.4
Ricercatori brasiliani hanno dimostrato la nocività per la vespetta anche del Dimetoato, dell’Etofenprox e della Lambda Cialotrina.5
Ci dicono dall’Università di La Plata, che l’Acetamiprid si è dimostrato tossico anche per la Eriopis connex, un predatore usato per combattere afidi e mosche bianche in Argentina.6
È interessante verificare come la cd guerra chimica agli insetti nocivi in realtà vada a indebolire la difesa biologica, sterminando i loro antagonisti naturali. L’agrochimica uccide i suoi concorrenti, a maggior ragione se non si tratta di vite brevettabili.

I neonicotinoidi  uccidono e debilitano anche gli invertebrati dei suoli. L’imidacloprid è nocivo per i lombrichi, importantissimi per la fertilità della terra.7
Un gruppo di scienziati portoghesi, al termine di uno studio sugli invertebrati, ha concluso che “con i dati attuali nell’ambito di schemi standard di valutazione del rischio ambientale, si può ritenere che il rischio dell’acetamiprid nel compartimento del suolo sia inaccettabile“.8

Non va meglio per la fauna acquatica e anfibia. L’Acetamiprid, come tutti i neonicotinoidi, è estremamente solubile in acqua, può facilmente essere trasportato dalla pioggia fino alle acque superficiali ed esplicare così la sua azione nociva su organismi non bersaglio.
Una ricerca turca ha accertato come l’Acetamiprid induca cambiamenti neuropatici nel nervo sciatico delle rane, lesionandone la motilità9, mentre  una ricerca cinese ha osservato come nei Brachydanio rerio (pesci d’acqua dolce) la sostanza  alteri il metabolismo degli amminoacidi e l’equilibrio dei neurotrasmettitori.10

Innumerevoli poi sono i test sui pesticidi condotti attraverso la tortura dei roditori da esperimento.
Dopo  l’esposizione dei ratti a Dimetoato sono state osservate conseguenze quali la diminuzione della produzione di ormoni tiroidei11, l’alterazione dei mitocondri del fegato12 e danni al pancreas13. Effetti che si sommano alla ben nota attività neurotossica della sostanza.
L’esposizione dei topi ad Acetamiprid ha mostrato aberrazioni cromosomiche nelle cellule del midollo osseo14, effetti sulla capacità di fecondare e danni allo sviluppo embrionale15.
Nei ratti l’esposizione al neonicotinoide ha evidenziato lo sconvolgimento della biosintesi del testosterone, con conseguenti effetti sulla riproduzione16, alterazioni del genoma del cervello in via di sviluppo17, epatotossicità18, perdita dell’integrità delle membrane mitocondriali19.

Bari 25 maggio 2018. Manifestazione contro gli espianti e contro i pesticidi.

Per quanto riguarda la Deltametrina, fra i topi esposti si è riscontrata la formazione di  aberrazioni cromosomiche nell’osso di midollo, una morfologia anormale degli spermatozoi ed un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di adenomi tiroidei20.
Negli esperimenti sulle Piretrine sono emersi effetti sul fegato nei cani.  I ratti hanno subito effetti sulla tiroide, danni ai tessuti delle vie nasali e respiratorie, diminuzione di peso, difficoltà respiratorie e tremori.21.

Passiamo alle sperimentazioni su cellule in vitro.
Della potenziale  neurotossicità sui mammiferi di Acetamiprid e Imidacloprid si è occupata anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA).
Uno studio su cellule di ratto22 suggeriva che l’azione di questi composti avrebbe potuto influenzare lo sviluppo dei sistemi nervosi dei mammiferi come avviene con la nicotina. Il gruppo di esperti scientifici interpellato dall’EFSA ha concluso nel 2013 che entrambi i composti potrebbero effettivamente influenzare lo sviluppo e la funzione neuronale, sebbene siano stati identificati diversi limiti metodologici nello studio. Il gruppo ha ritenuto che gli attuali ‘livelli tossicologicamente accettabili’ potrebbero non essere sufficientemente protettivi.23
Altri studi in vitro di ricercatori turchi e canadesi suggeriscono come gli insetticidi neonicotinoidi possano indurre citotossicità e danni al DNA24, o effetti  sulla produzione di estrogeni e sull’attività enzimatiche durante la gravidanza, agendo in quest’ultimo caso come interferenti endocrini.25

Ribellarsi è giusto

Tutti questi risultati ci danno il senso generale di come l’irrorazione massiva di insetticidi nelle campagne salentine possa impattare sulle vite degli animali che le abitano, di quelli selvatici, di quelli di allevamento e domestici.
Fino agli umani, che in quelle campagne ci lavorano, ci vengono per turismo, ci passeggiano e ci abitano.
Un particolare che chi si è occupato della stesura del decreto sembra aver rimosso completamente.

C’è da intendersi: già adesso non si tratta di campagne salubri.
La ‘rivoluzione verde’ è passata anche qui, almeno quarant’anni fa, quando i consorzi agrari cominciarono a spingere per piazzare pesticidi ai contadini.
E i contadini li comprarono, perché ‘le medicine’ per le piante erano consigliate dal dottore agronomo, nei confronti del quale si nutriva la stessa deferenza dovuta alla cerchia dei notabili.
E poi perchè la terra è bassa, e diserbare l’uliveto col glifosato era molto meno faticoso che farlo a mano, e meno costoso che pagare le macchine.
Una situazione ancora attuale, visto che in Provincia di Lecce il consumo di glifosato è almeno quattro volte quello delle altre province della Regione.
I veleni del decreto Martina si vanno dunque a inserire in una situazione già in parte compromessa, generando un pericoloso effetto cumulo.

Il quadro è questo, e sembrerebbe del tutto desolante se non fosse che l’arroganza e la follia dimostrata dallo Stato stanno generando una reazione estesa e inaspettata.
Perché si stanno ribellando al Decreto Martina i medici dell’ISDE, della Lilt e il loro Ordine provinciale.
Si stanno ribellando più di 100 fra associazioni del territorio e aziende agricole.
Si stanno ribellando sindaci, che vietano con le ordinanze l’uso dei pesticidi.
Si stanno ribellando i contadini che si rifiutano di avvelenare gli uliveti.
Le assemblee nei territori si moltiplicano, fioccano le adesioni ai ricorsi, e la gente comincia a scendere in strada.
Un movimento che non solo erge un muro di rifiuto contro la prospettiva di trasformazione del proprio territorio in un deserto insalubre, ma che mette in discussione anche il modello precedente, di una agricoltura chimica figlia della ‘rivoluzione verde’, sempre più impattante e sempre più insostenibile. (Continua)

Note:

  1. Piante il cui processo di impollinazione è portato avanti dagli insetti.

  2. La disposizione è tratta dal Piano degli interventi approntato nel marzo 2015 dall’allora Commissario alla ‘emergenza Xylella’ Giuseppe Silletti.

  3. Porrini C., Sgolastra F., Intossicazioni ed avvelenamenti da pesticidi, in Contessi A., Le api. Biologia, allevamento, prodotti, Edagricole , New Business Media, 2016, pp. 212 – 224.

  4. Khan MA, Ruberson JR., Lethal effects of selected novel pesticides on immature stages of Trichogramma pretiosum (Hymenoptera: Trichogrammatidae), in Pest Manag Sci. 2017 Dec; 73(12):2465-2472. Thubru DP, Firake DM, Behere GT, Assessing risks of pesticides targeting lepidopteran pests in cruciferous ecosystems to eggs parasitoid, Trichogramma brassicae (Bezdenko),  Saudi J Biol Sci. 2018 May;25(4):680-688.

  5. Fabrizio Pinheiro Giolo, Anderson Dionei Grützmacher, Cristiane Gindri Manzoni, Wagner da Roza Härter, Rodolfo Vargas Castilhos Cristiane Müller, Toxicity of pesticides used in peach production on the egg parasitoids Trichogramma atopovirilia Oatman & Platner, 1983 (Hymenoptera: Trichogrammatidae), in ‘Cienc. Rural’ vol.37 no.2 Santa Maria Mar./Apr. 2007.  Paiva ACR, Beloti VH, Yamamoto PT., Sublethal effects of insecticides used in soybean on the parasitoid Trichogramma pretiosum, in ‘Ecotoxicology’ 2018 May;27(4): 448-456.

  6. Fogel MN, Schneider MI, Desneux N, González B, Ronco AE., Impact of the neonicotinoid acetamiprid on immature stages of the predator Eriopis connexa (Coleoptera: Coccinellidae), in ‘Ecotoxicology’. 2013 Aug; 22(6):1063-71.

  7. Francisco Sánchez-Bayo, Henk A. Tennekes and Koichi Goka, Impact of Systemic Insecticides on Organisms and Ecosystems, Intech, 2013.

  8. Renaud M, Akeju T, Natal-da-Luz T, Leston S, Rosa J, Ramos F, Sousa JP, Azevedo-Pereira HMVS, Effects of the neonicotinoids acetamiprid and thiacloprid in their commercial formulations on soil fauna, in ‘Chemosphere’ 2018 Mar;194:85-93.

  9. Çamlıca Y, Bediz SC, Çömelekoğlu Ü, Yilmaz ŞN. Toxic effect of acetamiprid on Rana ridibunda sciatic nerve (electrophysiological and histopathological potential), in Drug Chem Toxicol. 2018 Mar 14:1-6.

  10. Zhang H, Zhao L., Influence of sublethal doses of acetamiprid and halosulfuron-methyl on metabolites of zebra fish (Brachydanio rerio), in ‘Aquat Toxicol.’ 2017 Oct;191:85-94.

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