Archivi categoria: Recensioni

MANFREDONIA. LA CATASTROFE CONTINUATA/2

Giulia Malavasi (*)

L’obiettivo della presente ricerca è ricostruire la storia di Manfredonia dagli anni Sessanta agli anni Novanta del Novecento, periodo nel quale la città venne profondamente segnata dalla presenza del petrolchimico dell’Anic-Scd (Azienda nazionale idrogenazione combustibili – Società chimica dauna, la cui denominazione divenne dal 1983 Enichem e dal 1986 Enichem Agricoltura). Continua a leggere MANFREDONIA. LA CATASTROFE CONTINUATA/2

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IL SILENZIO DELLA POLVERE: UNA STORIA MERIDIONALE DI AMIANTO

Giovanni Iozzoli (*)

isochimicaLa storia che è al centro del saggio Il silenzio della polvere è tragicamente esemplare – una storia di operai e territori avvelenati da lavorazioni assassine. Le cronache e la letteratura sociologica di questo paese, sono piene di storie così. Il maledetto amianto poi, ha seminato e continua a seminare morte ovunque. Continua a leggere IL SILENZIO DELLA POLVERE: UNA STORIA MERIDIONALE DI AMIANTO

HAI MAI CONOSCIUTO UN ESSERE UMANO PIU’ TRISTE DI UN OPERAIO ?

Sandro Moiso (*)

valenti 1Stefano Valenti, La fabbrica del panico, Feltrinelli 2013 – 2014, pp. 122, € 11, 00

Recensisco soltanto ora, con colpevole anche se inconsapevole ritardo, uno dei testi narrativi più significativi pubblicati in Italia negli ultimi anni. Stefano Valenti, al suo primo romanzo, non solo ha vinto la cinquantaduesima edizione  del Premio Campiello per la migliore opera prima, ma ha scritto un testo cupo ed agghiacciante. Coinvolgente dalla prima all’ultima pagina, senza mai un calo della tensione che lo ha ispirato. Continua a leggere HAI MAI CONOSCIUTO UN ESSERE UMANO PIU’ TRISTE DI UN OPERAIO ?

IL SILENZIO DELLA POLVERE. Capitale, verità e morte in una storia meridionale di amianto

Antonello Petrillo (*)

Il silenzio della polvere[Negli anni Ottanta, in una piccola città del Meridione interno, centinaia di giovani vengono radunati su di un piazzale in periferia. A tutti coloro che hanno meno di vent’anni viene chiesto di fare un passo in avanti: un’impresa, costituita per l’occasione, li assumerà per effettuare una delle operazioni più inquietanti della storia industriale del nostro Paese.

A mani nude, senza mascherine né tute protettive, decoibenteranno dall’amianto – in pieno centro abitato – poco meno che l’intero parco rotabile (vagoni ed elettromotrici) delle Ferrovie dello Stato.

L’indagine socio-etnografica di URiT sull’Isochimica di Avellino ricostruisce attraverso le biografie dei sopravvissuti (operai e abitanti del quartiere, molti dei quali gravemente ammalati), le omertà e i silenzi delle istituzioni di controllo e del ceto politico locale.

Una vicenda apparentemente incredibile, che può essere invece considerata un paradigma delle modalità attraverso le quali alcuni territori, economicamente e socialmente “deboli”, sono stati costituiti in sede privilegiata per la localizzazione di lavorazioni pericolose. Quello che segue è l’intervento di Antonello Petrillo, coordinatore dell’indagine durante la presentazione al Festival del Cinema dei Diritti Umani dell’8/12/13.]

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VELENO

VelenoCi sono cose che le statistiche non riescono a spiegare.

Le statistiche dicono che a Taranto una coppia su quattro è sterile, e il 26% delle donne va in menopausa precoce.

Le statistiche dicono che le donne di Taranto subiscono un eccesso di  morbilità per tumore al fegato, al sistema linfatico, alla mammella, al colon e allo stomaco.

Le statistiche dicono che gli uomini di Taranto subiscono un eccesso di  morbilità per tumore alla vescica, alla testa, al collo, al fegato al sistema linfatico.

Le statistiche dicono  che a Taranto i tassi di mortalità sono molto superiori alla media regionale. Continua a leggere VELENO

CANCRO ENFISEMA FUMO INTOSSICAZIONE SILICOSI

di Daniele Barbieri (da http://danielebarbieri.wordpress.com)

fangoneroVi spiego subito lo strano titolo (5 parole senza virgole oltretutto)  . Dagli anni ’60 Eugenio Cefis fu uno dei potenti d’Italia. Dunque osannato da molti, come ricorderà chi ha – come me – il privilegio (e/o la sfortuna) di una certa età. Non fu venerato da tutti certo: a esempio Pasolini nel romanzo «Petrolio» vede Cefis come uno dei simboli italiani del rapporto malato tra finanza e politica. Però la maggior parte dei giornalisti o dei presunti «opinion leader» non si sarebbe mai rivolto a Cefis senza reverenziale rispetto; al massimo si ricordava il suo soprannome di «granatiere» dovuto all’altezza che all’epoca del militare, si dice, lo destinò – come allora usava – ai Granatieri di Sardegna. Impensabile dunque che trapelasse il motivato soprannome, o meglio l’acronimo, con il quale Cefis era noto fra gli operai, cioè: cancro enfisema fumo intossicazione silicosi; cinque regali che «il granatiere», ha elargito a dipendenti e popolazioni delle zone intorno agli impianti. Continua a leggere CANCRO ENFISEMA FUMO INTOSSICAZIONE SILICOSI

UN REPORTAGE TRA TORINO E CASALE MONFERRATO

di Alberto Prunetti

Eternit 1[Questa pubblicata su Carmilla è la versione originale di un articolo che è stato pubblicato su Il Manifesto in forma ridotta lo scorso sabato 8 giugno]

Martedì 4 giugno. Sono in un angolo di piazza Castello, davanti alla sede dell’Associazione dei familiari delle vittime dell’amianto, a Casale Monferrato. Cammino con Luca di Voci della memoria, attivista del movimento, nipote di un lavoratore Eternit morto per l’asbestosi: “Mio nonno era uno duro, non si fermava mai nonostante la tosse”, dice, “leggeva la Gazzetta dello Sport, che teneva nascosta dentro l’Unità, per non sembrare uno che sprecava il tempo”. Provo a immaginare un involto rosa dentro al giornale del Partito, ridiamo fino a quando ci taglia la strada un pensionato in bicicletta con un fascio di volantini che annunciano la convocazione di un’assemblea pubblica per fare il punto sulla vertenza nei locali dell’ex-Dopolavoro Eternit, perché loro lo chiamano ancora così, senza giri di parole, il “circolo ricreativo comunale”. Il vecchio operaio ha una vocina flebile, è minuto, pedala stando in piedi, senza sedersi sul seggiolino. “Come sto? Meglio, dicono che si è un po’ ridotto…” Il pronome indica quello a un tempo chiamavano “il mal di Casale” e che oggi è ormai conosciuto col termine più scientifico di “mesotelioma”. Continua su Carmilla.

UNITED BUSINESS OF BENETTON

United colorsPersonalmente vedo complicato che le imprese comincino a preoccuparsi se le Leggi Nazionali di un Paese permettano una vita dignitosa ai lavoratori che lo abitano”.  Carlo Landi, direttore della pubblicità del Gruppo Benetton (1999).

“Carmelita è morta l’8 marzo 1997, Giornata Internazionale della Donna, all’Andres Bonifacio Memorial Hospital di Cavite, nelle Filippine, dopo 11 giorni di agonia. Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle sue compagne di lavoro della V.T. Fashion, “Carmelita è stata uccisa dalle 14 ore di lavoro che doveva svolgere ogni giorno e dalle 8 ore di straordinario che le venivano imposte ogni domenica.” (“Philippine News Features”, March 19, 1997).   Continua a leggere UNITED BUSINESS OF BENETTON

MARLANE: LA FABBRICA DEI VELENI

Marlane

C’è tutto il sud dentro questa storia di confine fra Basilicata e Calabria. Ci sono gli anni ’50, quelli del dominio democristiano, dei miliardi della Cassa del Mezzogiorno dirottati agli imprenditori amici per costruire cattedrali nel deserto. Perché 6.000.000.000 lire si prese, col patrocinio del ministro Colombo, il conte di Biella Stefano Rivetti per aprire gli stabilimenti tessili della Marlane a Maratea e Praia a Mare. Sei miliardi ai tempi in cui un suo operaio guadagnava 38.000 lire al mese: in pratica lo Stato gli pagò a fondo perduto l’equivalente di 157.894,73 salari. Continua a leggere MARLANE: LA FABBRICA DEI VELENI

UNA CHIMICA CONTRO NATURA

Recensione di Gugliemo Ragozzino da Il Manifesto del 27 marzo 2013

il caso italianoUn imponente volume pubblicato dalla casa editrice Jaca Book, a cura di Pier Paolo Poggio e Marino Ruzzenenti, indaga il difficile rapporto fra industria e ambiente, raccontando storie di inquinamento e profitto, come quella del venefico piombo teatraetile

«I fabbisogni idrici di un complesso chimico, come quello dell’Acna di Cengio, sono ingenti e tendono ad eguagliare quelli di una città come Venezia». Una recensione a Il Caso italiano – Industria, chimica e ambiente può anche cominciare dalla frase che precede. Continua a leggere UNA CHIMICA CONTRO NATURA