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MANFREDONIA. LA CATASTROFE CONTINUATA

Annibale Biggeri, Marco Caldiroli (*)

Il film di Massimiliano Mazzotta “Manfredonia. La catastrofe continuata”ripercorre la storia della comunità manfredoniana a partire dall’insediamento del petrolchimico nei primi anni ’70. Continua a leggere MANFREDONIA. LA CATASTROFE CONTINUATA

MECNAVI: TRENT’ANNI DOPO

Teatro delle Albe (*)

“Ciò che sembrava la realizzazione dell’ideale dei nostri giorni, cioè il trionfo della tecnologia, della vita moderna avvolta nell’ovatta dei televisori, frigoriferi, cinema e abbondanza di denaro e autosoddifazione patriottica, si sveglia lentamente nel peggiore degli incubi, nella fredda e viscida presenza di repulsioni invisibili, di una maledizione che non si esprime con parole ma tinge di un indicibile orrore tutto ciò che gli uomini hanno eretto su una necropoli” (Julio Cortazar citato in Il Volo di di Horacio Verbitsky). Continua a leggere MECNAVI: TRENT’ANNI DOPO

AGUAS DE ORO

Simona Carnino, Luciano Gorriti Robles.

Maxima-300x300Maxima Acuña Chaupe ha rughe profonde, una piccola statura e una volontà granitica. Vive a 4200 m. di altitudine nelle Ande peruviane e nel cuore di Conga, il progetto di espansione di Yanacocha, la miniera d’oro più grande dell’America Latina, proprietà della società statunitense Newmont. Continua a leggere AGUAS DE ORO

I VAJONT

Lucia VastanoMaura Crudeli, Federico Alotto

Il Vajont è come un fiume dentro il quale ci finiscono tutti i torrenti che raccontano le storie di cosa sia capace l’uomo per profitto, avidità, potere e indifferenza. Nel Vajont ci si inciampa sempre e ovunque, da Longarone a L’Aquila e Viareggio, dalla Fibronit di Broni all’Eureco di Paderno Dugnano, dal Porto di Genova alla Thyssenkrupp di Terni.

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IL SILENZIO DELLA POLVERE. Capitale, verità e morte in una storia meridionale di amianto

Antonello Petrillo (*)

Il silenzio della polvere[Negli anni Ottanta, in una piccola città del Meridione interno, centinaia di giovani vengono radunati su di un piazzale in periferia. A tutti coloro che hanno meno di vent’anni viene chiesto di fare un passo in avanti: un’impresa, costituita per l’occasione, li assumerà per effettuare una delle operazioni più inquietanti della storia industriale del nostro Paese.

A mani nude, senza mascherine né tute protettive, decoibenteranno dall’amianto – in pieno centro abitato – poco meno che l’intero parco rotabile (vagoni ed elettromotrici) delle Ferrovie dello Stato.

L’indagine socio-etnografica di URiT sull’Isochimica di Avellino ricostruisce attraverso le biografie dei sopravvissuti (operai e abitanti del quartiere, molti dei quali gravemente ammalati), le omertà e i silenzi delle istituzioni di controllo e del ceto politico locale.

Una vicenda apparentemente incredibile, che può essere invece considerata un paradigma delle modalità attraverso le quali alcuni territori, economicamente e socialmente “deboli”, sono stati costituiti in sede privilegiata per la localizzazione di lavorazioni pericolose. Quello che segue è l’intervento di Antonello Petrillo, coordinatore dell’indagine durante la presentazione al Festival del Cinema dei Diritti Umani dell’8/12/13.]

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VAL DI SUSA: UNA MONTAGNA DI AMIANTO. INTERVISTA A FULVIO PERINI

Fulvio Perini è stato Segretario generale della CGIL del Piemonte dal 1985 al 1988, e Segretario della Associazione “Ambiente e Lavoro” piemontese. Ha fatto parte del Gruppo di lavoro “Profili di Rischio” dell’ISPESL. Svolge attività di consulenza e di formazione per l’International Labour Office (ILO) sempre sui problemi della salute dei lavoratori. Consigliere del CNEL nella VII Consiliatura.