Poesie

JOHN M. CHURCH

Io ero il legale delle ferrovie “Q”
e della Indemnity Company che assicurava
i proprietari della miniera.
Ho influenzato giudici e giurie,
e le alte corti, per sconfiggere le rivendicazioni
degli infortunati, delle vedove e degli orfani,
e così mi sono fatto una fortuna.
L’associazione degli avvocati cantò le mie lodi
in un’altisonante delibera.
E numerose furono le corone funebri –
Ma i topi hanno divorato il mio cuore
e un serpente ha fatto il nido
dentro il mio cranio!

PS Dedicato a diversa gente che so io (e che i topi gli divorino il cuore).

Il libro: Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, Demetra, 2001, 187 p.  Si scarica a gratis da altrestorie.

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Poesie di Maria Angela Rossi tratte da La macchina sognante.

ESPLODE ALTOFORNO, MUORE UN OPERAIO

Il sudore dell’uomo aveva un gusto strano sapeva di terra
e di serpente diffondeva un alone che niente apparentava.

Asciutto
– non ci credi?

come il dorso dei ciottoli di fiume lavato e rinnovato
trasparente, deciso
a rimanere.

Infine dopo esitazioni e scelte, è riuscito all’esperto in vestizioni eliminare la terra

il serpente il fiume
dalla tuta blu e infine
da quella pelle di ragazzo.

L’ultimo turno

di giorno questa volta all’altoforno in vita
in morte, la cenere ed il marmo.

Infine dopo esitazioni e scelte, è riuscito all’esperto in vestizioni eliminare la terra

il serpente il fiume
dalla tuta blu e infine
da quella pelle di ragazzo.

L’ultimo turno

di giorno questa volta

all’altoforno in vita
in morte, la cenere ed il marmo.

PRECIPITANDO DA UN’IMPALCATURA

Scricchiolii d’assi stagionate dagli inverni trasparenti di gelo
sotto i piedi
scalpita il silenzio
attesi invano i primi attori nel pieno azzurro.

Come Icaro ad ore bilancio il peso
mi muovo nella grata di tubi scuri.

Mi vedete tra i palpiti di ciglia controsole?

Il vuoto chiama non rispondo.

Il vuoto urla volto la testa.

Le rondini graziose mi invitano al ballo

strillando acute nel vento.

Se da bambino a trattenermi c’era la rete di voci
oggi il mezzogiorno
mi libera del tutto e volo incontro al vuoto

in un abbraccio questo che mai mi lascerà.

DONNA INCINTA HA UN MALORE MENTRE LAVORA NEI CAMPI

Madre che mi portasti

come fiore in boccio

nel pieno sole dell’estate

cantandomi nenie china

sul ferragosto

scordati di me ti prego

forte, dimenticami

che non ti bruci del tutto

il mio ricordo.

DUE OPERAI MUOIONO NEL DEPURATORE

Ricordi? Mi piaceva
l’acqua scura fluire lentamente disfarsi nei passaggi ripetuti dei ricordi chimici
diluiti per la via
non piaceva anche a te un’occhiata verso sera
alla bocca trasparente?

Collega, penso tu
abbia perso un po’ di senno cosa m’importa dell’acqua
e da dove viene e dove va
del vapore fino all’anima ora m’importa ancora meno ma non lo posso urlare per il fango che mi chiude gli occhi.

Guardaci un momento
statue pompeiane ancora molli tu ti tieni la testa fra le braccia io me ne sto
in ginocchio
volto precisamente ad est

niente ci risveglierà
da questo umido sonno.

Poeta anche alla fine
esteta della tua stessa morte questa volta
non ti condivido
qui solo l’angoscia il freddo
se caso mai domani rinascessi verrei da te a lezione
ma vorrò lavorare in un deserto.

FUOCHI ARTIFICIALI

Mio nonno scalò il cielo

in frammenti d’incendio
ardente fontana nel mezzogiorno prosciugate le storie di cavalli
di sentieri su montagne scivolose fermata per sempre
la sua mano azzurra di ricordi.

Ogni scoppio lo ricorda
le scintille colorate salgono nella gelata notte del santo donne a pregare, veli
su volti ricamati d’ombre pallidi come convolvoli
fra l’erba bassa d’altopiano.

La fabbrica resta silenziosa
più di altre riposa nella luce
che fugge dagli angoli del vento tormento dei pensieri
la polvere dei soli
per il mio compleanno.

I fuochi hanno festeggiato

senza fiato la mia vita breve unendosi alla luce
delle stelle.

Il libro: Maria Angela Rossi, Uomini al lavoro, Simple, 2015.

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Poesie di Lucia Cupertino tratte da La macchina sognante.

UN CANTO DI GLIFOSATO

I versi che qui presento sono situati nella cosiddetta “Repubblica unita della soia”, quel territorio tra Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia, che è diventato un laboratorio a cielo aperto – come ha detto recentemente la stessa OMS – nell’uso massivo di un pesticida cancerogeno, il glifosato, nell’agricoltura industriale e produzione di soia transgenica. Un laboratorio che sta rivelando oggi le sue nefaste conseguenze per la salute, generando un cancro che sta invadendo letteralmente l’uomo e il Pianeta“.

I

Abbiamo del marcio dentro,

una vacca cresciuta nella Pampa

macellata a Buenos Aires

impacchettata a Wiesbaden

finisce nel mio stomaco,

allo stesso tempo

della soia transgenica

cresciuta in Brasile

da semi rigorosamente patentati

finisce nello stomaco

di quella vacca pampeana

che non vive più nella Pampa

ma in una stalla della Pampa.

 

II

In memoria di Silvino Talavera, vittima del glifosato

Un ronzio cala nel cuore,

questa notte non dormo,

non riesco, mi giro e mi rigiro,

il vento agita le palme

e sospinge di qualche metro

una lattina sul cammino,

c’è anche uno zufolio sordo

che non so interpretare.

Il vento agita le palme

e porta un canto di glifosato

a depositarsi sul petto

a cancellarmi il respiro.

III

Con tutti i fili

di ciò che non vuoi o non puoi vedere

intreccerò un maglione

per la tua festa imminente.

Dovrò allora lavorarlo a maglie larghe

con fili giallo soia transgenica

altri fili color terra di veleno

e bordo arricciato di ruspe.

Se vorrai forse ancora

il maglione rosso

rassicurante e sgargiante

senza pieghe, senz’anima,

senza storia se non una per tutti,

se vorrai forse ancora questo

per ballare ai margini del caos

senza mai doverlo penetrare,

io purtroppo non avrò altro regalo

più sincero di questo da darti.

IV

Lei dice avere un sogno,

l’ha confidato agli agenti del Colosso[1],

trasformare la steppa patagonica

in terra coltivata a foraggio e mais,

così ripete entusiasta in una conferenza

in un summit in un’intervista.

Sarà una scacchiera di gialli diversi

ma pressoché simili questa terra,

algida l’anima e ricca solo in erbicidi

il sogno che vorremo sognare?

V

Sono arrivate le fiamme,

alte e superbe ballano

involvendo nella danza case,

draghi piombati

nella notte del Gran Chaco

neutralizzano anche

il resistente lapacho[2],

pedala un wichì[3] in bicicletta

sul bordo della distruzione.

VI

Abbiamo del marcio dentro,

mi palpo e in una fitta

già vedo l’ombra di un timore,

i nostri corpi nudi

si stendono su un lettino di paura

alla luce di un’abat-jour

di urla abortite in proiezione.

Sarà questo il mondo

dell’abbondanza per tutti?

Sarà questo il mondo

delle democrazie d’esportazione?

Sarà questo il mondo

dell’informazione attendibile?

Sarà questo, il mondo?

A lunga o corta scadenza

un’agonia delle cose d’attorno,

un trillo avvisa un’altra, ulteriore

obsolescenza programmata[4].

[1]    Mi riferisco a Monsanto ma anche a tante altre multinazionali nel settore agrochimico.

[2]    Albero della flora originaria del Gran Chaco, regione geografica divisa tra Argentina, Bolivia, Brasile e Paraguay.

[3]    Popolazione indigena nativa della regione del Chaco argentino.

[4]    Quella con cui vengono ideati i beni di consumo in circolazione.

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