Films e documentari

Francesco Cannavà, Veneranda Augusta, 2017.

La costa fra Augusta e Siracusa sconta l’eredità di 60 anni di petrolchimico: un tasso di mortalità per tumori superiore al 30%. Chiunque, ad Augusta, ha perso qualcuno a causa di un tumore.
Nel 2000 le malformazioni alla nascita arrivarono  a toccare il 5,8%, più del doppio rispetto al resto della Sicilia, senza contare le interruzioni di gravidanza dovute a malformazioni del feto.
Don Prisutto ogni mese raduna i suoi fedeli, e legge i nomi delle centinaia di morti per inquinamento. E’ l’unico a compilare un registro tumori dal basso. Quello dell’ASP è irreperibile.

Guarda il trailer.

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Matteo Gagliardi, Christine Reinhold, Pio d’Emilia, Fukushima: A Nuclear Story, 2016.

Christine Reinhold e Matteo Gagliardi uniscono in questo documentario – risultato di tre anni di ricerche – la storia di un giornalista, Pio d’Emilia, che non ha abbandonato il suo lavoro nel momento di maggior pericolo nucleare, i dubbi e i timori di un uomo nei giorni seguenti la triplice tragedia di Fukushima e la ricerca di ciò che è veramente accaduto nella centrale nucleare. La questione in gioco è se sia giusto produrre energia e con quali costi e rischi. E se questi rischi abbiano la priorità nelle valutazioni di realizzazione delle centrali nucleari rispetto ai profitti economici di chi le costruisce e gestisce.

Guarda il trailer.

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Maura Crudeli, Lucia Vastano, I Vajont, 2016.

Quello che è successo a Vajont è stata come la prima grande messa in scena di caste complici e mafiose per perseguire i loro interessi a scapito della comunità. Uno scenario che si ripete dopo ogni tragedia, con gli stessi vincitori, sempre arroganti, e gli stessi vinti, sempre soli a lottare per la giustizia che dovrebbe essere patrimonio comune.
Non c’è un solo Vajont, ma tanti Vajont che urlano di essere ascoltati: c’è la difesa del profitto e dei posti di lavoro sopra tutto, persino la vita stessa dei lavoratori e di chi abita il territorio; ci sono le grandi opere da mandare avanti,ci sono i depistaggi con la complicità della stampa; ci sono le perizie mediche e degli esperti che valgono soltanto quando sono favorevoli alle imprese,ci sono gli sperperi per la ricostruzione, ci sono le vittime e i testimoni perseguitati e ci sono le sentenze dei tribunali che non arrivano mai a colpire gli alti vertici.
Il Vajont è come un fiume dentro il quale ci finiscono tutti i torrenti che raccontano le storie di cosa sia capace l’uomo per profitto, avidità, potere e indifferenza.

Guarda i trailers:

I Vajont (1): Vajont.
I Vajont (2): Viareggio.
I Vajont (3): Eureco.
I Vajont (4): Broni.
I Vajont (5): Porto di Genova.
I Vajont (6): Terni.
I Vajont (7): L’Aquila.

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Massimo Bondielli, Ovunque proteggi, 2016.

Viareggio, 29 giugno 2009. Un vagone/cisterna di GPL esplode mentre passa in stazione: trentadue morti, molti dei quali bruciati vivi nelle proprie case. Ovunque Proteggi, diretto da Massimo Bondielli e scritto insieme a Luigi Martella, non è un’inchiesta giornalistica, non è la cronaca di un disastro e non è neanche, o almeno non solo, un film doloroso e rievocativo. È un cortometraggio che contiene in sé una rilettura universale sulla necessità e sulla voglia di vivere, anche dopo la tragedia. Gli ispiratori, oltre che protagonisti del film, sono gli uomini e le donne che hanno dato vita all’associazione dei familiari delle vittime Il mondo che vorrei, la loro forza, la loro tenacia, la loro determinazione, la loro voglia di verità, di giustizia, di vita.

Leggi la recensione e guarda il trailer.
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Pablo Ernesto Piovano, El costo humano de los agrotoxicos, 2015.

Nel 1996 il governo argentino approvò la coltivazione di soia transgenica e l’impiego dell’erbicida glifosato su coltivazioni OGM, a uso e consumo della Monsanto. Nel 2012 200 milioni di litri di agro-tossici sono stati sparsi su 21 milioni di ettari, che rappresentano il 60% della terra coltivabile. In alcuni villaggi in dieci anni i casi di cancro nei bambini sono triplicati e le malformazioni nei nuovi nati sono salite del 400%. Il fotografo Pablo Ernesto Piovano ha percorso 6.000 km per documentare questo crimine.

Guarda il documentario in rete.

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Francesco Ghiaccio, Un postosicuro, 2015.

Casale Monferrato. La storia di Luca, attore mancato (Marco D’Amore) e suo padre Eduardo (Giorgio Colangeli), ex operaio Eternit colpito dal mesotelioma.  Le storie personali si legano a quelle  collettive, alle mobilitazioni popolari che porteranno ai processi Eternit. Come la protesta del 2011 contro l’Amministrazione Comunale tentata allora di accettare “l’offerta del diavolo” e rinunciare alla costituzione come parte civile nel processo contro Stephan Schmidheiny, patron di Eternit.

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Dario Omizzolo, Piazza Vittime dell’IPCA, 2014.

L’Industria Piemontese dei Colori di Anilina viene fondata nel 1922 dai fratelli Sereno e Alfredo Ghisotti nel territorio della frazione Borche, dove prima sorgeva una fabbrica di fiammiferi. La fabbrica è passata alla storia per una tragica vicenda di inquinamento ambientale e per i moltissimi lavoratori deceduti per cancro alla vescica. Nel 1972 due ex operai dell’IPCA, Albino Stella e Benito Franza, entrambi ammalati di tumore alla vescica, presentano denuncia contro la fabbrica. Nel 1977, al termine di un lungo e tortuoso processo, i titolari e i dirigenti dell’azienda vengono condannati per omicidio colposo. L’IPCA chiude definitivamente i battenti nel 1982. Da una ricerca condotta dall’INAIL emerge che 168 lavoratori dell’IPCA sono deceduti per cancro alla vescica.

Guarda il trailer.

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Tommaso Ausili, The white town, 2014.

The-white-townTommaso Ausili racconta le vittime dell’Eternit di Casale Monferrato. Un cortometraggio di rara intensità nel quale alle parole dei testimoni sopravvissuti si alternano le immagini di una città spettrale, sulla quale grava una sorta di spada di Damocle incancellabile, quella di una malattia dai tempi di latenza lunghissimi, una malattia che non dà scampo e che nella sola Casale Monferrato miete, ogni anno, cinquanta vittime.

Guarda il trailer.

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Elena Ganelli e Laura Pesino, Happy Goodyear, 2014.

Happy goodyearOltre duecento morti per tumore, decine di malati, ex operai che continuano ad ammalarsi e a morire. Questa è l’eredità della Goodyear di Cisterna di Latina, uno stabilimento nato negli anni ’60 ed espatriato nel 2000. Centinaia di operai esposti a nero fumo, IPA, amianto, solventi, i cui effetti cancerogeni venivano occultati da un vero e proprio sistema di omertà e complicità costruito dalla multinazionale: medici compiacenti che procastinavano gli esami clinici e ne falsificavano i risultati, controlli degli ispettori dell’Asl preannunciati in modo che la fabbrica potesse essere momentaneamente ripulita, politici e i sindacalisti che giravano gli occhi dall’altra parte… Di tutto questo parla “Happy Goodyear”, il lavoro di Elena Ganelli e Laura Pesino, vincitore al Riff, Roma Independent Film Festival 2014 come miglior documentario italiano.

Leggi le recensioni su Il Cambiamento e su Contropiano. Guarda l’intervista alle autrici. Guarda il trailer.

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Paolo Annechini e Andrea Sperotti, Polmoni d’acciao, 2014.

polmoni_d_acciaioCosa unisce i siti  Piquiá de Baixo e Baia di Sepetiba (Brasile) con il quartiere Tamburi di Taranto ? Piquiá è la zona industriale della città brasiliana di Açailândia (Stato del Maranhão). Lì si estrae il minerale di ferro, sventrando la foresta. La popolazione è circondata da altoforni e vive immersa nella polvere e nei fumi della ghisa. A Baia di Sepetiba – un tempo area marina protetta della costa brasiliana – i pescatori non riescono più a pescare per via dell’inquinamento dell’acciaieria di Rio de Janeiro, dove viene trasformato in acciaio il minerale di ferro estratto nell’Amazzonia. Oltreoceano, a Taranto, l’origine della devastazione è la stessa. Il filo conduttore  è la multinazionale Vale che alimenta con il suo minerale di ferro il ciclo siderurgico con una politica posta sotto accusa dai movimenti.

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Green liesAndrea Paco Mariani, Angelica Gentilini, Green lies: il volto sporco dell’energia pulita, SMK Videofactory, 2014.

L’avvento delle energie rinnovabili rappresenta un’ autentica rivoluzione economica e culturale, che può liberare l’umanità dal vincolo, di una produzione energetica basata sui combustibili fossili, con tutte le conseguenze geopolitiche, sanitarie ed economiche che ciò comporta. Ma lo sviluppo delle rinnovabili in Italia sta dimostrando importanti anomalie, che rischiano di vanificare completamente quei meccanismi virtuosi che potrebbero scaturirne. “Green Lies” mette in luce queste anomalie, esasperate nella maggior parte dei casi da operazioni di speculazione economica e che, di contro, hanno ricadute negative sui territori e le popolazioni locali. Il documentario autoprodotto grazie a Produzioni dal Basso. narra tre storie di rinnovabili nei territori di Camugnano, monte Amiata e Salento.

Guarda il trailer.

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Drill baby drillLech Kowalski, Drill baby drill, Francia, 2013.

Il fracking in Polonia e Pennsylvania.

Guarda il trailer.

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Giuseppe Firrincieli, Come il fuoco sotto la brace, 2013.

come il fuoco“Come il fuoco sotto la brace” è un film documentario che racconta l’esperienza NOMUOS che vivono uomini, donne, giovani, anziani e bambini di Niscemi, insieme ai comitati nomuos che si sono formati in Sicilia. La protesta non violenta che negli anni è diventata una lotta di tutti coloro che si oppongono agli accordi presi tra il governo degli Stati Uniti, il Governo Italiano e la Regione Sicilia, riguardo l’installazione, all’interno della base Militare Usa, del sistema radar MUOS (Mobile User Objective System), sia del devastante sistema di 46 antenne N.R.T.F. (Naval Radio Transmitter Facility), che dal 1991 viola la riserva naturale della Sughereta di Niscemi (Sito di Interesse Comunitario) e alla militarizzazione dei nostri territori.

Guardalo in rete.

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Simone Ciani e Danilo Licciardello, Terra nera, 2013.

Terra neraUn pericolo enorme incombe sulla foresta pluviale della Repubblica del Congo. La multinazionale Italiana Eni ha avviato un programma per l’estrazione di sabbie bituminose dalla cui lavorazione ricaverà petrolio. In Alberta – Canada la Shell e altre corporation estraggono le Tar Sands da mezzo secolo con conseguenze devastanti per la salute della popolazione.

Leggi la presentazione. Guarda il trailer.

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Tommaso Ausili, Il fosso bianco, 2013.

Il fosso bianco Il cortometraggio racconta la contaminazione di Rosignano Solvay da parte dell’azienda che ne ha compromesso il territorio. Il racconto è quello degli operai miracolosamente sopravvissuti dopo essere stati ricoperti di polverino, delle mogli che piangono le precoci morti dei loro compagni di vita, dei figli che hanno seppellito padri ancora giovani.

 Guarda il trailer.

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Con il fiato sospesoCostanza Quatriglio, Con il fiato sospeso, 2013.

Stella, una studentessa di farmacia viene inserita in un gruppo di ricerca per svolgere la sua tesi. Poco alla volta si rende conto che il tempo trascorso nel laboratorio di chimica è insalubre, qualcuno sta male, si parla di coincidenze. Anna, una sua amica, vorrebbe che la ragazza lasciasse il laboratorio, invano. La vicenda di Stella si intreccia con quella di un dottorando che ha già percorso la strada in cui la giovane si imbatterà.
Nel dicembre 2008 la notizia dell’apposizione dei sigilli ai laboratori di chimica alla facoltà di farmacia dell’università di Catania, a causa del sospetto ambientale, oltre al ritrovamento del memoriale del dottorando Emanuele Patané, morto di tumore al polmone nel 2003, hanno costituito per Costanza Quatriglio lo spunto per dare l’avvio alla lavorazione del film. Nel diario il ventinovenne denunciava le condizioni insalubri dei locali non idonei alla ricerca scientifica. Guarda il trailer.

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EterneideDonato Nuzzo,  Fulvio Rifuggio, L’Eterneide, Mexapya Produktio, 2013, 60′.

Documentario-inchiesta sugli operai pugliesi del Capo di Leuca che hanno lavorato alla fabbrica Eternit di Niederurnen, nel canton Glarona, esponendosi alle letali polveri d’amianto.

Guarda la presentazione. Guarda il trailerGuarda il servizio su Telerama.

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Uomini da bruciareGiuliano Bugani e Salvo Lucchese, Uomini da bruciare, 2012.

Documentario – videoinchiesta  sulla tragedia Eureco di  Paderno Dugnano. Il DVD si può ordinare qui.

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Simone Salvemini, Il giorno che verrà, 2012.

Il giorno che verràDaniela è incinta, Pierpaolo sta ultimando una inedita e scioccante mappa della zona, Gianni aggiorna il blog, Paola sta per incidere il suo primo disco. Quattro storie e uno sguardo sulla città di Brindisi a 50 anni dalla nascita della sua zona industriale, considerata tra le più inquinate d’Europa.

Guarda il trailer.

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Giuseppe Giusto, Conta le barche. La vera storia di Massimo Battista, 2012.

conta le barcheE’ la storia di un operaio dell’ILVA di Taranto, ex delegato sindacale che, a causa della sua attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro, vive da oltre cinque anni un’insostenibile situazione di mobbing, favorita anche dalla condotta delle organizzazioni sindacali.

Guardalo in rete.

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Valentina D’Amico, La svolta. Donne contro l’Ilva, 2012.

La svoltaIl documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.
Sullo sfondo, al centro, sempre la fabbrica. Il lavoro degli operai raccontato da dipendenti ed ex dipendenti, e svelato attraverso la vicenda di Antonino, morto nello stabilimento. La sua storia, narrata nel testo “La Svolta” scritto dalla moglie Francesca, nel video è interpretata da un attore.

Presentazione. Guarda i primi 5 minuti.

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Scuola media Pirandello (Taranto) , I fiori e l’acciaio, 2012

Sogni, speranze e realtà dei ragazzi di Taranto. Tutto racchiuso nel cortometraggio “I Fiori e l’acciaio” girato dai ragazzi della scuola media Pirandello del quartiere Paolo VI. Un lavoro di venticinque minuti nel quale gli studenti tarantini hanno affidato alle immagini il loro desiderio di cambiare una città in cui svettano le inquietanti ciminiere della zona industriale e in particolare dell’Ilva, la grande fabbrica dell’acciaio. “Il confine che separa sogno e realtà è spesso labile e tangibile e puoi coglierlo nello sguardo di un adolescente che scruta il mondo che ha davanti e si domanda per un istante cosa sarà del suo domani” scrivono questi ragazzi nella presentazione del loro cortometraggio condotto con la direttrice Dolores Loiacono e l’insegnante Maria Totta. Oggi ancora più di ieri proprio questi giovani guardano dalle finestre della loro scuola quegli impianti accusati di spargere veleni industriali nella loro città e nel loro rione, uno di quelli in cui si registrano i picchi più elevati di mortalità e incidenza di tumori. E si domandano cosa fare per cambiare. Per salvaguardare l’ambiente, la salute e la vita.

Il sito del film.

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Valentina Guzzardo, Monica Sansone, Chiara Romanello e Diego Giuliani, Mal d’amianto, 2012.

Mal di amiantoA Casale Monferrato gli impianti sono chiusi dal 1986 ma non è tutto finito:
secondo gli esperti la mortalità per amianto – dovuta a tumori con 30 anni di latenza –
raggiungerà il suo apice nel 2020

Presentazione di Valentina Guzzardo a TV 2000. Guardalo in rete.

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Associazione Culturale Voci della Memoria, Un anno in 4 minuti, 2011.

Voci della memoriaE’ difficile caricare un anno intero in quattro minuti, noi ci abbiamo provato un passo dopo l’altro partendo da Casale Monferrato, passando da Alessandria, Montichiari, Torino, Genova, Imperia, Sesto San Giovanni , Castelfranco Emilia, Viareggio, Livorno, Roma sino ad arrivare a Saint Quentin, nel nord della Francia. Facce, storie, battaglie che sono nostre e sono dei fratelli che ci hanno camminato accanto e con i quali abbiamo avuto l’onore di lottare per non dimenticare e per costruire un futuro migliore. Questo stato il 2011 di Voci della Memoria, questo è quello che continueremo a fare non rassegnandoci a morire un giorno dopo l’altro.

Guardalo in rete.

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Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller, Polvere il grande processo dell’amianto, 2011.

PolvereIl racconto di “Polvere. Il Grande Processo dell’Amianto” si snoda attraverso i primi mesi delle udienze del processo penale contro i grandi padroni internazionali dell’amianto, in corso a Torino. Una comunità intera, quella della piccola città di Casale Monferrato, in Piemonte, lotta per ottenere giustizia per i suoi quasi 3000 morti, tra ex operai e semplici cittadini. Il film segue la vita quotidiana e la partecipazione al processo di un piccolo gruppo di (ormai anziani) attivisti, che hanno speso la loro vita per ottenere giustizia: ciascuno di loro porta con sé da trent’anni il suo carico di lutti e di paure, che hanno rafforzato la loro determinazione a stringere i denti e ad andare avanti.
Nicola, Bruno, Romana e gli altri sono eroi comuni del nostro tempo, esseri umani per cui la testimonianza e l’esempio sono diventati ragione di vita. I mesi dell’inizio del processo sono anche gli ultimi mesi della vita di Luisa, una combattiva cinquantenne, ex assessore all’ambiente del comune,

Guarda il trailer.

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Giulia Zanfino e Francesco Cirillo, Marlane: La fabbrica dei veleni, 2011.

MarlaneLa vicenda della Marlane, industria tessile di Praia a mare in Calabria, rappresenta uno dei capitoli più bui della storia industriale italiana. Nel processo, che si sta svolgendo in questi mesi, l`accusa sostiene che, a partire degli anni `70, questa azienda ha causato la morte di almeno 50 persone facendone ammalare un numero imprecisato e avvelenando l`ambiente circostante.

Guardalo in rete.

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Silvia Tagliabue, L’eredità del pensiero di Giulio A. Maccacaro, 2010.

Documentario realizzato presso il centro di Medicina Democratica di Castellanza, con la collaborazione di Luigi Mara.

Guarda un estratto.

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Danilo Licciardello, Democrazia sconfinata, 2010.

Democrazia sconfinataNella grande fabbrica italiana esistevano ed esistono veri e propri reparti di confino. Sono officine fittizie, spesso lontane dal cuore produttivo degli stabilimenti in cui le proprietà ciclicamente confinano lavoratrici e lavoratori scomodi, perché iscritti al sindacato, perché insubordinati. Il documentario si propone di attraversarli, dando la voce ai ‘confinati’. Sullo sfondo i mali che oggi affliggono il lavoro nella grande fabbrica italiana, l’insostenibile aumento dei ritmi di produzione con il pesante carico di morti, infortuni, malattie professionali ed inquinamento ambientale. Presta la voce agli operai dell’Osr l’attore Fabrizio Gifuni.

Guardalo in rete.

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Simone Amendola, Quando combattono gli elefanti, 2009.

quando combattono gli elefantiIl 15 agosto 2008 Trenitalia licenzia per la seconda volta il macchinista e delegato per la sicurezza Dante De Angelis (in seguito alle dichiarazioni pubbliche sull’insicurezza degli Euro Star). È la fine paradossale di questo film, in cui oltre al primo licenziamento dello stesso De Angelis, si raccontano le rivendicazioni dei ferrovieri italiani abbandonati dallo stato e dai sindacati ad un lavoro a ciclo continuo, incidenti e licenziamenti a chi parla in televisione o si rifiuta di guidare treni insicuri. La precarietà dei ferrovieri assomiglia alla condizione di una ragazza che subisce le scelte dei genitori: è la storia di Lessyta, una quindicenne di colore che non vuole lasciare la casa sulla ferrovia dove è nata e cresciuta.

Presentazione,  trailer, distribuzione DVD.

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Eros Mauroner e Ass. Memor/Abile, La fabbrica del cancro, 2008.

Un bel lavoro tratto da Rassegna Online.it sulla tragedia dell’ Eternit ed il dramma causato dall’amianto in Casale Monferrato. Il fotografo Eros Mauroner insieme all’associazione Memor/Abile ha raccolto una serie di testimonianze che sono state inserite nel progetto audiovisivo “La scatola nera”. Il servizio contiene anche brani tratti da “Indistruttibile” di Michele Citoni.

Guardalo in rete.

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Giuliano Bugani e Salvo Lucchese, Anno 2018: verrà la morte, 2008.

amianto1L’amianto è un minerale fortemente cancerogeno che è stato utilizzato per oltre quarant’anni nell’isolamento di edifi ci, tetti, navi, treni, per fabbricare vernici, tegole, pavimenti e tubazioni. Sino ad oggi sono centinaia di migliaia le morti in Europa causate dall’esposizione all’amianto e il numero è destinato a crescere. Prima di scoprire defi nitivamente i terribili effetti dell’amianto dovremo attendere trent’anni, forse quaranta. Il picco delle morti di amianto è previsto per il 2018.

Guarda il trailer.

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Ferruccio Goia. Amianto mai più. Le officine della rovina, 2008.

amianto_biciIl DVD  pubblicato dall’AEA di Monfalcone è distribuito assieme al libro “Il male che non scompare” di Enrico Bullian.  Il video focalizza l’attenzione sul caso di Monfalcone e sulle varie iniziative intraprese dall’AEA, riporta spezzoni degli spettacoli “Amianto mai Più”, ai quali hanno partecipato numerosi personaggi famosi fra i quali Massimo Carlotto, Lella Costa, Maurizio Camardi, Ricky Gianco, Paolo Rossi, Gioele Dix, Roberto Vecchioni, Gino Paoli, Patrizio Fariselli, Elisa, e molti altri.

Presentazione del video. Guardalo in rete.

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Daniele Gaglianone, Non si deve morire per vivere, 2005.

Non si deve morire per vivere è la testimonianza della coraggiosa e tenace lotta di Benito Franza e Albino Stella per rendere pubblica la malattia contratta sul luogo di lavoro, la fabbrica di coloranti Ipca (Industria Piemontese di Colori di Anilina) di Cirié (in provincia di Torino). L´assenza di misure di prevenzione e di tutela, il quotidiano contatto con sostanze tossiche e nocive è stata la causa di morte di numerosi operai: dalle parole dei figli delle vittime si ricostruisce un tassello della storia economica e sociale del nostro Paese, che si intreccia saldamente con tante storie private spezzate dalla malattia, che molti vogliono dimenticare.

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Michele Citoni,  Indistruttibile.  Storia della lotta contro l’amianto dell’Eternit di Casale Monferrato, 2004.

A Casale Monferrato una ditta della multinazionale Eternit ha celebrato nel secolo scorso un prospero matrimonio, durato ottant’anni, tra il cemento e l’amianto (o asbesto), materiale tradizionalmente considerato ‘indistruttibile’. Ma gli operai della ditta, che hanno lavorato duramente e con pochi diritti per rendere possibile la cerimonia, e i cittadini di Casale, invitati alle nozze con promesse di sviluppo e ricchezza, non erano stati informati che il conto era a carico loro e si pagava con la malattia e la morte, a causa delle fibre di amianto sparse nell’aria.
Il documentario è la storia della lotta dei lavoratori e dei cittadini di Casale – quelli che ci sono ancora e quelli che non ci sono più – per liberare tutti da un pericolo impalpabile come la polvere ma tremendamente letale. Portando quella minaccia nei polmoni queste persone hanno dato un contributo fondamentale alla messa al bando dell’amianto in Italia e ora chiedono la bonifica del loro territorio, l’individuazione delle responsabilità di questa tragedia ai massimi livelli e il divieto dell’uso dell’amianto in tutti i paesi.

Guardalo in rete: 1234567.

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Porto Marghera inganno letalePaolo Bonaldi,  Porto Marghera: inganno letale, 2002.

Italia, 1950: Gabriele Bortolozzo è un uomo felice, ha un lavoro vicino a casa e non deve emigrare. Il Petrolchimico di Porto Marghera assume centinaia di operai. I nuovi impianti produrranno grandi quantità di un materiale rivoluzionario: la plastica. Ciò che né Gabriele né i suoi compagni di lavoro sanno è che la lavorazione è devastante per la salute fino a provocare forme diverse di cancro. Il documentario racconta la storia di Gabriele e di come sia riuscito, 50 anni più tardi, a portare in tribunale i manager del Petrolchimico.
La lotta di un operaio contro l’industria chimica di Venezia. Per 40 anni l’indifferenza della classe dirigente del settore petrolchimico ha causato la morte di centinaia di operai per esposizione prolungata a sostanze altamente tossiche. Durante tutti questi anni Gabriele Bortolozzo ha raccolto le prove che hanno portato ad uno dei più famosi casi giudiziari italiani degli ultimi tempi. E nonostante le gravi accuse di omicidio preterintenzionale e disastro ambientale i dirigenti del più grande stabilimento europeo sono stati recentemente assolti.

Presentazione.

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