FILANTO di Casarano

“Alla Filanto ci sono sempre stati molti reparti inquinanti (un altro dice: “tutti”) con prodotti tossici di cui non conosciamo i componenti e soprattutto gli effetti. Non ci sono protezioni. Se uno si sente male non ha speranza. Uno che stava a un raschiatore con l’aspiratore rotto che gli provocava nausea per quello che doveva respirare, e protestò col capo, chiedendo che lo riparassero o lo cambiassero, ma il capo gli diceva “tu là devi morire”. Quando si è messo in malattia con un certificato per dieci giorni, gli hanno mandato la visita fiscale, che lo ha fatto tornare subito…alla stessa macchina rotta. Poi siccome vomitava ha provato un’altra volta, ed è successo lo stesso. Allora non gli rimase che fare sempre più errori (“imbrogliando le scarpe”), finché si sono decisi a spostarlo di posto. Ma ora, un po’ per la paura che hanno gli operai di essere messi sulla lista di quelli da eliminare, un po’ perché i medici della mutua hanno avuto pressioni, anche di politici della zona legati a Filograna, davvero non ci si può più ammalare.

Uno degli stabilimenti decentrati ha avuto per anni un capannone coperto con un ondulato di plastica che si poteva toccare alzando un braccio, in cui ovviamente si gelava d’inverno e si moriva di caldo l’estate. Alcuni portano documentazione sulle malattie professionali (poi non riconosciute), che non riportiamo perché sarebbe più facile l’identificazione di chi ha partecipato alle prime riunioni. Sarà possibile farlo appena ci saranno abbastanza operai per poter uscire già allo scoperto. Gli operai della FIAT di Lecce presenti all’incontro, portando la loro esperienza (e mettendo a disposizione i loro avvocati) suggeriscono che perfino le cause legali è meglio rinviarle a quando ci saranno tanti operai da allettare gli avvocati a portarle avanti seriamente, resistendo alle “tentazioni”. Infatti, dato lo strapotere di Filograna in tutta la zona, molti temono che potrebbero essere comprati se si trattasse di qualche operaio isolato, mentre quando verranno allo scoperto tutti quelli che hanno capito la strada della lotta e dell’autorganizzazione, saranno di più gli avvocati disposti a impegnarsi e a resistere alle lusinghe del padrone e dei tanti suoi “amici politici”.

D’altra parte le fabbriche di Filograna e soprattutto quelle dove sono state portate le produzioni “esternalizzate”, inquinano anche fuori, e non si sa dove vengono smaltiti i residui, che sono quasi sempre tossici. Un’operaia di una piccola fabbrica ha visto bruciare con fumi terribili dei residui del settore calzaturiero in Contrada Cupelle tra Ugento e Melissano, ma dopo breve discussione risulta che non ci sono prove se venivano proprio dalla Filanto. Certo che l’assenza di controlli c’è in tutta la zona e in tutto il settore.

Soprattutto già da anni alcuni capireparto, e alcuni lecchini ed anche una bella ragazza che era la pupilla del padrone, hanno aperto piccole fabbriche in qualche capannone, o hanno avviato produzioni a domicilio su base prevalentemente familiare. E lì di controlli proprio non se ne parla“.

Tratto dalla relazione su due incontri con lavoratori della Filanto (13/2 e 24/12/00),  in “La resistibile ascesa di Antonio Filograna”.

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